IL NUOVO SITO DELL’EDIZIONE 2009 DEL FORUM RICERCA INNOVAZIONE

7 04 2009

Collegati a www.ricercainnovazione.it per avere tutte le informazioni sulla nuova edizione dl Forum – IDEE DAL FUTURO

loghetto





BMR Genomics, ospite del Forum, vince il premio di START UP dell’anno 2008

1 06 2008

“BMR Genomics s.r.l.”, spin-off dell’Università di Padova creato nel 2004 dal professor Giorgio Valle del Dipartimento di Biologia e del CRIBI, ha ottenuto ieri, 29 maggio, a Perugia, il prestigioso riconoscimento “Start Up dell’anno 2008”. Il premio attribuito a BMR Genomics è di 10.000 euro.

“BMR Genomics” si occupa principalmente del sequenziamento del DNA, ma si propone di entrare anche nei mercati della bioinformatica e dei test di paternità.
La società ha raggiunto nel 2007 un fatturato di oltre 1.000.000 di euro, con un utile di 300.000 euro. Impiega attualmente 12 persone e, dopo essere nata all’interno dell’incubatore universitario Start Cube e aver utilizzato le attrezzature del CRIBI, da circa un anno ha acquistato una sede propria dove ha collocato macchine sofisticate nelle quali ha investito 1,2 milioni di Euro.

Il premio “Start Up dell’anno 2008”, riservato alle spin-off accademiche con quattro anni di vita, ha visto la partecipazione alla finale di 9 imprese provenienti dagli Atenei di Milano (Università e Politecnico), Torino (Politecnico), Trieste e Pisa (Università e Scuola S. Anna). Padova era rappresentata anche dallo spin-off INOVA del professor Fabrizio Dughiero (dipartimento di Ingegneria elettrica). L’iniziativa è stata organizzata da PNI Cube, l’associazione degli incubatori universitari italiani, ed è mirata a premiare l’impresa Start Up che più di altre si è distinta per la qualità della performance tecnologica e per il livello di successo economico conseguito.





Il Rapporto sul biotech in Italia

30 05 2008

Presentato a Milano il rapporto annuale Blossom Assobiotec: ottantaquattro prodotti in sviluppo clinico, 4,8 miliardi di euro di fatturato e 26mila addetti. Ecco i numeri 2008 del biotech italiano

Milano, 29 maggio 2008 – Si è svolta oggi a Milano, presso la Camera di Commercio, la presentazione dell’annuale Rapporto Blossom Associati – Assobiotec “Biotecnologie in Italia 2008”, realizzato insieme al CrESIT – Università dell’Insubria di Varese, al CIBIE – Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, a Farmindustria, con il supporto dell’ICE. Il Rapporto, giunto alla quarta edizione, offre una aggiornata fotografia del comparto insieme ad una analisi critica dei trend di sviluppo e dei punti di forza e di debolezza.

Nell’occasione sono intervenuti Giuseppe Castelli – Vicepresidente Promos, Marco Cimini – Direttore Dipartimento Promozione dell’Internazionalizzazione dell’ICE, Stefano Milani – CEO di Blossom Associati, Alberto Onetti – Direttore CrESIT, Antonella Zucchella – CIBIE, Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, Sergio Dompé – Presidente Farmindustria, e Roberto Gradnik – Presidente Assobiotec.

228 imprese, di cui 96 costituite a partire dal 2000 (pari al 42%); forte predominanza di aziende dedicate alla cura della salute (168, 74% sul totale), oltre che di piccole imprese (75% sul totale); 26.000 addetti, di cui più di 6.000 impegnati in attività di R&S; 4.800 milioni di euro di fatturato, con un incremento del valore della produzione dell’11% nell’ultimo anno; oltre 1.300 milioni di euro investiti in ricerca e sviluppo, in crescita del 9% nell’ultimo anno; patrimonializzazione complessiva di 3.406 milioni di euro, in crescita del 56%; EBIT in crescita del 213% ed una flessione del 30% del debito netto, attestatosi a 1.600 milioni di euro. Questi, in sintesi, i numeri del biotech italiano.

“Nel 2008 il comparto ha consolidato il trend positivo di sviluppo, confermando di saper rispondere alla sfida globale dell’economia della conoscenza. Le prospettive sono di sicuro interesse, dato che, secondo le nostre stime, il 51% delle imprese italiane censite ha forti prospettive di crescita” ha commentato Stefano Milani, CEO Blossom Associati. “La prossima sfida sarà quella di promuovere una leadership internazionale: molto dipenderà dalla capacità di innovare creando idee di business che non pongano limiti al potenziale di crescita e di valore, rafforzando i legami con i network internazionali, sviluppando competenze manageriali, scientifiche e professionali specifiche per il settore e infine garantendo certezza sui tempi di concessione delle autorizzazioni e delle sperimentazioni cliniche” ha aggiunto Milani.

“Il biotech italiano sta vivendo una fase di grande produttività, come dimostra l’alto numero di prodotti in sviluppo nel settore della cura della salute, oggi ben 84 rispetto ai soli 30 dell’inizio del 2006” ha commentato Roberto Gradnik – Presidente Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica. ‘’L’Italia del biotech ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo crescente nel contesto europeo, in tutti i settori di applicazione, dalla salute all’agroalimentare, dai processi industriali al risanamento ambientale. Ma è necessario che allo sforzo messo in atto dagli operatori del comparto si affianchi la volontà delle Istituzioni di avviare un piano di promozione specifica’’ ha aggiunto Gradnik.

“Oggi il biotech in Italia – ha affermato Sergio Dompé, Presidente di Farmindustria – gioca un ruolo di primo piano grazie anche alle 228 imprese di cui 168 operanti nell’area della salute, caratterizzate da un alto profilo innovativo. Proprio dalla ricerca biotech è possibile individuare, prevenire e curare efficacemente diverse patologie. In alcuni casi i trattamenti biotech rappresentano l’unica possibilità di cura, soprattutto in un’area complessa e delicata come quella delle malattie rare”.
“La collaborazione tra ricerca pubblica, privata, no profit e industria nel lungo periodo – ha spiegato Dompé – produrrà non solo nuove cure ma anche, per chi è disposto a investire, un’opportunità di crescita. In Italia l’industria biotech rappresenta una promettente realtà con i circa 4,6 miliardi di euro di fatturato e vede crescere le sinergie con le imprese del farmaco, un settore che nel 2007, ha investito in ricerca più del 10% delle vendite”.

Nel corso dei lavori, il Prof. Alberto Onetti, direttore del CrESIT – Università dell’Insubria di Varese, ha sottolineato: “Dalla nostra analisi emerge un settore in crescita ma che presenta al proprio interno trend differenziati: ad aziende che vanno molto bene si affiancano realtà in difficoltà o che stentano a decollare. Le aziende virtuose sono quelle che hanno saputo sviluppare relazioni forti con i lead users (quali le grandi pharma) e valorizzare i legami con i centri di ricerca, italiani ed esteri. Queste realtà sono accomunate dal fatto di possedere un nucleo solido di competenze manageriali-finanziarie, che si aggiungono a quelle tecnico-scientifiche, facendone da volano. Su queste aziende ci vogliamo concentrare: a partire da quest’anno attribuiremo degli “Innovation Awards” ad un numero ristretto di imprese biotech con l’obiettivo di premiare le eccellenze e segnalarle a livello internazionale”.

Secondo Antonella Zucchella – CIBIE, Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, “Il biotech italiano sta colmando alcuni differenziali di sviluppo rispetto alle più consolidate esperienze europee e tende ad inserirsi in misura crescente nel quadro internazionale della biotecnologia”. (www.assobiotec.it)





Si è concluso il Forum della Ricerca e dell’Innovazione 2008

19 05 2008

Cala il sipario sul Forum della Ricerca e dell’Innovazione 2008, un evento che ha trasformato Padova nella capitale della scienza, della ricerca scientifica e dell’innovazione d’impresa. Di altissimo livello la qualità delle relazioni e dei contributi presentati da ospiti internazionali e nazionali che hanno parlato delle ultime frontiere delle nanotecnologie, delle biotecnologie, del web e della comunicazione, dei sistemi nazionali e locali a sostegno dell’innovazione, dello sviluppo economico e della finanza innovativa.

In questo LINK è possibile prendere visione e scaricare la rassegna stampa completa dell’evento.

Tra i tanti articoli che in questi giorni sono apparsi sul Corriere della Sera, sui quotidiani del gruppo l’Espresso, sul Gazzettino e su altri giornali locali, mi hanno colpito le parole del giornalista Aldo Comello che bene sintetizzato lo spirito del Forum:

Il Forum si propone il compito ambizioso di fare ponte tra ricerca ed impresa attraverso una felice alleanza tra Università, mondo della produzione ed enti locali. C’e’ quindi un forte coinvolgimento comunale, importante in una città che porta ogni anno un premio Nobel a trasmettere scienza e passione a rispondere alle domande di studenti e cittadini. Padova, città della scienza, locomotiva di un rinascimento prossimo venturo che la Storia ci impone è quindi un titolo meritato. [...]

Insomma la ricerca scientifica apre una finestra sulla società civile. Di piu’, nel medio periodo, scavalcata la torre di Babele che all’inizio rendeva incomprensibili i messaggi tra scienziati ed imprenditori, c’e’ la prospettiva che l’azione congiunta tra la ricerca e l’innovazione, che appartiene alla sfera dell’economia, faccia ripartire il motore dello sviluppo. Una provvidenziale via d’sucita o di fuga in una situazione di asfissia economica“.

Paolo Giacon





Micro- e nanotecnologie: intervista esclusiva ad Adrian Burden, CEO di Singular ID

13 05 2008

Dr Adrian Burden is the Group Chief Executive Officer of Singular ID, a high technology anti-counterfeiting company headquartered in Singapore with a subsidiary in Padua.  Singular ID won the inaugural Nanochallenge 2005 International Business Plan competition and has also been recognized as a Red Herring 100 Asia company and won the ZDNet Breakthrough Award in 2006/7.  Singular ID was the first spin-off company from the Institute of Materials Research and Engineering in Singapore, and after raising seed and Series A rounds of investment, Singular ID was acquired by Bilcare in December 2007.

 
Dr. Burden, what are the challenges to commercializing micro and nanotechnology?
Starting a high technology business and making it a success is fraught with pitfalls – taking it from the lab to the market place requires a team that can make technical, commercial, legal and financial decisions quickly; a team that can work efficiently with a clear focus on what’s important but a good appreciation of the bigger picture; and it certainly requires luck in both timing and seizing opportunities.

What tools are useful?
Keeping track of progress is very important.  It helps to show investors that their money is being well spent.  In order to track progress, you need not just a business plan, but a more holistic roadmap.  Methodically creating and maintaining an operational and technology roadmap for the company is a very beneficial practice and in many ways the ultimate tool from which others (such as project plans, accounting records, quality manuals, etc) derive.

What are the key ingredients?
Every business venture is different, but a high technology one needs a good foundation of protected and defendable intellectual property.  After that, it is imperative to create news about the company and its offering.  Disseminating good news keeps potential investors alert to the opportunity, comforts commercial partners that the business that they are involved with is heading in the right direction, and keeps staff moral high.  Finally, of course, the more satisfied customers, the better, as this proves that a concept is commercially viable, provides references for future customers and ensures that the company creates revenues (and eventually profits).

Is internationalization important?
Ultimately yes.  But it has to carefully paced.  Running a subsidiary or just communicating with agents overseas can be very demanding on time and resources, and unless it is well managed, it can damage your nascent brand and seriously affect cash flow.  But with the internet and electronic communications, it is both easier and a more pressing necessity, as if you don’t do it your competitors will.

 

 





Tre frontiere dell’innovazione spiegate dal presidente IBM Italia Luciano Martucci

9 05 2008

L’iniziativa promossa dall’Università degli Studi di Padova ha il merito, fra i tanti, di ricordarci che di competitività si vive e si prospera o si soccombe. Oggi più che mai, si potrebbe aggiungere, tenendo conto che ogni economia deve fare i conti con i cambiamenti e le regole della globalizzazione in atto a tutti i livelli. È da tale osservazione che Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, prende spunto per offrire un contributo al dibattito.
Per anni – questa la sua tesi – il Paese non ha prestato la dovuta attenzione alla ricerca pubblica e privata maturando un ritardo nell’adozione delle tecnologie digitali, soprattutto nella loro applicazione ai processi d’impresa. Per non perdere ulteriore terreno, occorre muoversi su vari fronti, il più importante dei quali è identificato dal bisogno di capitale umano qualificato. È quindi alla formazione dei giovani, alla meritocrazia, alle loro opportunità di crescita per evitarne la fuga all’estero che si dovrebbero dedicare risorse e competenze maggiori. Per questa via l’Italia riuscirebbe probabilmente a spezzare il circolo vizioso, puntualmente fotografato dagli organismi sovranazionali, Ocse in testa, che lega agli insufficienti livelli di innovazione una bassa crescita della produttività e quindi della sua competitività.
A Padova, centro nevralgico di un Nordest il cui tessuto socio-economico dimostra di saper affrontare efficacemente la globalizzazione dei mercati, Ibm è presente con oltre 200 dipendenti in possesso di forti specializzazioni tecnologiche e di conoscenza mirata delle esigenze dell’industria locale. Uno spaccato d’azienda in grado di garantire all’ecosistema locale tutta la competenza di una ‘Globally integrated enterprise’, questa è oggi Ibm, che investe ogni anno oltre 6 miliardi di dollari in attività di Ricerca e Sviluppo e che ha il record ininterrotto per il maggior numero di brevetti depositati negli Usa (3125 nel 2007) a partire dal 1992.
La nostra partnership col Triveneto – spiega Martucci – registra tangibili risultati. Basti pensare al recente consolidamento dei 29 ‘data center’ europei della Elettrolux in un unico sito a Pordenone – scelto per la capacità del territorio di fornire talenti in quest’area tecnologica – come esempio di razionalizzazione di un’infrastruttura di Information Technology che permette risparmi del 40% sui costi operativi. Oppure, allargando il discorso al tema della ‘corporate citizenship’, la cooperazione con Diesel e con le scuole dell’infanzia di Bassano del Grappa per lo sviluppo del progetto ‘KidSmart’ di Ibm, attraverso cui si agevola l’avvicinamento dei bambini d’eta prescolare alla tecnologia. In occasione del Forum, la testimonianza di Ibm si focalizzerà su tre frontiere dell’innovazione: la semantica del web (con Guido Vetere, manager and research coordinator Rome centre of advanced studies), le nanotecnologie (con Luisa Bozano, research scientist – physics, Research centre of Almaden).e la scienza dei servizi (con Isabella Chiodi, vicepresidente). Quest’ultima disciplina, nata negli Usa, economia che proprio sui servizi ha costruito il proprio vantaggio competitivo, sta ottenendo il giusto riconoscimento anche in Italia. Diversi sono i corsi universitari e i master post laurea già avviati in collaborazione con Ibm – a Pavia, Milano (presso lo Sda), Castellanza e Pisa (Sant’Anna) – mentre progetti analoghi risultano in fase avanzata di valutazione presso gli altri atenei milanesi (Politecnico, Bocconi, Statale) e quelli di Roma 3 e di Trento. E proprio da questo polo – conclude Martucci – viene un altro significativo esempio di collaborazione tra accademia e industria. A Trento, l’attività di didattica congiunta su tematiche tecnologiche come le basi di dati, l’ingegneria del software e un master sull’e-Government hanno portato nel 2004 alla nascita del Centro di competenza rational, focalizzato sullo sviluppo del software,  che ha già dimostrato ricadute positive sulla formazione dei giovani e sullo sviluppo del tessuto produttivo. La stessa Università, inoltre, si è guadagnata nel 2007 una donazione rilevante di tecnologia hardware, riconoscimento nell’ambito del progetto ‘Shared university research’ con cui Ibm sostiene i migliori progetti di ricerca universitaria in tutto il mondo
(articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore – inserto Eventi Speciali, 7 maggio 2008 )





TELEA ELECTRONICS: una piccola impresa per una grande innovazione

7 05 2008

Al Forum della Ricerca e dell’Innovazione spazio alle piccole e medie imprese del settore bio ed elettromedicale. Tra queste anche l’azienda vicentina Telea Electronics che parteciperà alla sessione di sabato 17 “Alta tecnologia in campo biomedico”. Ecco in anteprima la storia della piccola impresa che ha realizzato una grande innovazione.

 

Il successo dei prodotti di Telea Electronic Engineering, nasce dall’impegno costante dei suoi ricercatori ed  ingegneri  sulla frontiera della tecnologia e dell’innovazione. E’ al coraggio di Andrea Vesalio, medico, innovatore, scienziato, professore vissuto nel sedicesimo secolo che il management  di Telea Electronics ha dedicato il suo primo prodotto nel settore biomedicale. Scienza e sapere, voglia di scoprire il nuovo, migliorare le conoscenze e le tecniche esistenti, si intrecciano non solo nella vita e nell’opera del giovane fiammingo divenuto medico alla corte di Carlo V, ma anche nella storia  di “Vesalius”, bisturi innovativo a risonanza molecolare prodotto da Telea e ormai distribuito in tutto il mondo. I primi prototipi del nuovo bisturi vengono realizzati a cavallo tra il 1992 ed il 1993. L’azienda viene fondata nel 1988 da due fratelli Gianantonio e Arnaldo Pozzato. Precedentemente hanno operato nell’ambito dell’elettronica avanzata per i  sistemi di pesatura in movimento computerizzati e dei sistemi di emulazione per processori Intel per il controllo di motori. “Fin dalle prime commesse l’azienda si è sempre posta l’obiettivo di creare soluzioni nuove, di migliorare applicazioni, di puntare piu’ sull’innovazione e prodotti di nicchia che su prodotti standard ed grandi volumi di produzione”, spiega l’ing. Pozzato. Proprio questa mentalità fortemente “innovation oriented” porta i titolari a cogliere la richiesta proveniente dal mondo medico scientifico, ma anche da quello tecnico ingegneristico, di creare un piccolo bisturi con migliori caratteristiche rispetto ai bisturi esistenti (laser, elettrici o tradizionali). Il problema fondamentale degli elettro-bisturi riguarda infatti, l’elevato danno termico che le temperature di 600 /700 gradi causano ai tessuti che sono circostanti a quelli dell’intervento. Tali danni si traducono in tempi di recupero lunghi e soventi problematiche postoperatorie. Il desiderio di realizzare un prodotto meno dannoso e piu’ efficace porta dunque l’ingegner Gianantonio Pozzato, amministratore delegato e presidente di Telea, a percorrere una fase di approfondita   ricerca  e sperimentazione caratterizzata dallo studio non solo di fisica ed elettronica, ma anche discipline mediche come la fisiologia e la  chirurgia che porterà, come frutto di anni di impegno, fatica e passione, alla ideazione non  solo del bisturi innovativo ma di una vera e propria teoria detta della risonanza quantica molecolare.
Il risultato complessivo è dunque il bisturi Vesalius che permette la rottura del legame molecolare delle cellule, rimanendo ad una temperatura al massimo di 45 gradi , senza danno termico per le cellule circostanti .”La rottura dei legami molecolari – spiega il presidente di Telea -  permette un taglio netto lasciando intatte le cellule circostanti come dimostrato sia da esami istologici che al microscopio a scansione.” Tale tecnica comporta essenzialmente tempi di recupero molto bassi, minori rischi nel postoperatorio e minore dolore per il paziente.  I prodotti Telea sono orami venduti in tutta Europa in Giappone, Cina, Corea, Russia e nel 2008 è previsto l’ingresso nel mercato statunitense una volta superati tutti i test della Food and Drug Administration..
L’investimento in ricerca e sviluppo sfiora  il 25% del proprio fatturato: su 18 dipendenti Telea puo’ contare su 5 persone dedicate “quasi full time” alla sperimentazione e all’innovazione. Accanto alle collaborazioni con istituzioni ed università l’azienda di Quinto collabora attivamente anche con singoli specialisti per ottenere nuovi miglioramenti ai propri macchinari ed individuare potenzialità di applicazione in nuovi interventi o ambiti medici.

(tratto da “I modelli di successo per l’innovazione e la R&S delle piccole e medie imprese ad alta tecnologia dell’area vicentina” di Paolo Giacon)