ForumTV – intervento di Silvano Spinelli, CEO di Ethical Oncology Science

4 08 2008

scarica la presentazione eos-may-16-2008-padova1

prima parte dell’intervento

seconda parte





ForumTV – l’intervento di Gary Pisano (Harvard Business School)

17 06 2008

PART I

PART II

PART III

 

 

 

 





FORUM TV – l’intervento di Giardina (NiKem Research)

10 06 2008

vedi la PRESENTAZIONE di Giuseppe Giardina

PARTE I

PARTE II

PARTE III

 





Il Rapporto sul biotech in Italia

30 05 2008

Presentato a Milano il rapporto annuale Blossom Assobiotec: ottantaquattro prodotti in sviluppo clinico, 4,8 miliardi di euro di fatturato e 26mila addetti. Ecco i numeri 2008 del biotech italiano

Milano, 29 maggio 2008 – Si è svolta oggi a Milano, presso la Camera di Commercio, la presentazione dell’annuale Rapporto Blossom Associati – Assobiotec “Biotecnologie in Italia 2008”, realizzato insieme al CrESIT – Università dell’Insubria di Varese, al CIBIE – Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, a Farmindustria, con il supporto dell’ICE. Il Rapporto, giunto alla quarta edizione, offre una aggiornata fotografia del comparto insieme ad una analisi critica dei trend di sviluppo e dei punti di forza e di debolezza.

Nell’occasione sono intervenuti Giuseppe Castelli – Vicepresidente Promos, Marco Cimini – Direttore Dipartimento Promozione dell’Internazionalizzazione dell’ICE, Stefano Milani – CEO di Blossom Associati, Alberto Onetti – Direttore CrESIT, Antonella Zucchella – CIBIE, Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, Sergio Dompé – Presidente Farmindustria, e Roberto Gradnik – Presidente Assobiotec.

228 imprese, di cui 96 costituite a partire dal 2000 (pari al 42%); forte predominanza di aziende dedicate alla cura della salute (168, 74% sul totale), oltre che di piccole imprese (75% sul totale); 26.000 addetti, di cui più di 6.000 impegnati in attività di R&S; 4.800 milioni di euro di fatturato, con un incremento del valore della produzione dell’11% nell’ultimo anno; oltre 1.300 milioni di euro investiti in ricerca e sviluppo, in crescita del 9% nell’ultimo anno; patrimonializzazione complessiva di 3.406 milioni di euro, in crescita del 56%; EBIT in crescita del 213% ed una flessione del 30% del debito netto, attestatosi a 1.600 milioni di euro. Questi, in sintesi, i numeri del biotech italiano.

“Nel 2008 il comparto ha consolidato il trend positivo di sviluppo, confermando di saper rispondere alla sfida globale dell’economia della conoscenza. Le prospettive sono di sicuro interesse, dato che, secondo le nostre stime, il 51% delle imprese italiane censite ha forti prospettive di crescita” ha commentato Stefano Milani, CEO Blossom Associati. “La prossima sfida sarà quella di promuovere una leadership internazionale: molto dipenderà dalla capacità di innovare creando idee di business che non pongano limiti al potenziale di crescita e di valore, rafforzando i legami con i network internazionali, sviluppando competenze manageriali, scientifiche e professionali specifiche per il settore e infine garantendo certezza sui tempi di concessione delle autorizzazioni e delle sperimentazioni cliniche” ha aggiunto Milani.

“Il biotech italiano sta vivendo una fase di grande produttività, come dimostra l’alto numero di prodotti in sviluppo nel settore della cura della salute, oggi ben 84 rispetto ai soli 30 dell’inizio del 2006” ha commentato Roberto Gradnik – Presidente Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica. ‘’L’Italia del biotech ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo crescente nel contesto europeo, in tutti i settori di applicazione, dalla salute all’agroalimentare, dai processi industriali al risanamento ambientale. Ma è necessario che allo sforzo messo in atto dagli operatori del comparto si affianchi la volontà delle Istituzioni di avviare un piano di promozione specifica’’ ha aggiunto Gradnik.

“Oggi il biotech in Italia – ha affermato Sergio Dompé, Presidente di Farmindustria – gioca un ruolo di primo piano grazie anche alle 228 imprese di cui 168 operanti nell’area della salute, caratterizzate da un alto profilo innovativo. Proprio dalla ricerca biotech è possibile individuare, prevenire e curare efficacemente diverse patologie. In alcuni casi i trattamenti biotech rappresentano l’unica possibilità di cura, soprattutto in un’area complessa e delicata come quella delle malattie rare”.
“La collaborazione tra ricerca pubblica, privata, no profit e industria nel lungo periodo – ha spiegato Dompé – produrrà non solo nuove cure ma anche, per chi è disposto a investire, un’opportunità di crescita. In Italia l’industria biotech rappresenta una promettente realtà con i circa 4,6 miliardi di euro di fatturato e vede crescere le sinergie con le imprese del farmaco, un settore che nel 2007, ha investito in ricerca più del 10% delle vendite”.

Nel corso dei lavori, il Prof. Alberto Onetti, direttore del CrESIT – Università dell’Insubria di Varese, ha sottolineato: “Dalla nostra analisi emerge un settore in crescita ma che presenta al proprio interno trend differenziati: ad aziende che vanno molto bene si affiancano realtà in difficoltà o che stentano a decollare. Le aziende virtuose sono quelle che hanno saputo sviluppare relazioni forti con i lead users (quali le grandi pharma) e valorizzare i legami con i centri di ricerca, italiani ed esteri. Queste realtà sono accomunate dal fatto di possedere un nucleo solido di competenze manageriali-finanziarie, che si aggiungono a quelle tecnico-scientifiche, facendone da volano. Su queste aziende ci vogliamo concentrare: a partire da quest’anno attribuiremo degli “Innovation Awards” ad un numero ristretto di imprese biotech con l’obiettivo di premiare le eccellenze e segnalarle a livello internazionale”.

Secondo Antonella Zucchella – CIBIE, Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, “Il biotech italiano sta colmando alcuni differenziali di sviluppo rispetto alle più consolidate esperienze europee e tende ad inserirsi in misura crescente nel quadro internazionale della biotecnologia”. (www.assobiotec.it)





Laura Iris Ferro e il “Brain in Italy”

2 05 2008

Laura Iris FerroLaura Iris Ferro CEO di Gentium Spa

Born in 2001 as a research spinoff of Crinos Industria Farmacobiologica SpA now Sirton SpA a small Italian pharmaceutical company, Gentium, based in Como, north of Milan, is engaged in the research, discovery and development of drugs to treat and prevent a variety of vascular diseases and conditions related to cancer and cancer treatments.
The company is the brainchild of Laura Ferro, medical psychiatrist by training and now one of the most promising Italian biotech entrepreneurs and innovators. Today Gentium holds 38 U.S. and EU patents with 109 applications pending and entered Nasdaq in June 2006 after an IPO in 2005 at Amex. Gentium aims to become a pharmaceutical company direclty marketing its products in Italy and Europe and granting licences for the US market.

You are one of the few public Italian biotech companies, and the only one traded on the American stock exchange. Why did you choose this market?

It was a forced choice because we had to raise capital to finance our clinical trials and the Italian stock exchange was simply not interested in us. We are a research company and our first products won’t be on the market before 2008, while Italian investors seem to prefer companies paying dividends.
In Italy biotech is still perceived as a very risky investment while U.S. investors seem more comfortable with this sector and have a medium term perspective. In the last two years we had three financial operations. After the IPO in 2005, a first pipe (private investment in public equity) in October 2005 and a second one in May 2006 in whichwe raised $21.1 million to further strengthen our balance sheet to support continued development of the pipeline. At every financing round we had different investors, mostly healthcare funds that I personally recruited through multiple roadshows and no venture capital. Today the main investors are FinSirton, my family’s holding (30%), Sigma Tau, a large Italian pharmaceutical company and several funds as JPMorgan and Great Point Partners.

What are the strengths of doing research in Italy?

We speak of “Brain in Italy” to describe ourselves because out of 69 people, 67 are in Italy and only two in the U. S.. At our headquarters in Como we have a state-of-the-art manufacturing facility currently used for active pharmaceutical ingredients and Defibrotide which underwent a $10 million upgrade in 2004 and is FDA GMP compliant. I believe Italy can be very competitive in science. Our costs are much lower than in other countries such as Ireland, even without fiscal incentives.
The country has very good basic research and excellent clinicians, e.g. in Bergamo and Pavia. We can count on a vast network of collaborations with research centres. However, research is truly a global enterprise and our network extends beyond national borders.
Our development program for VOD, includes several ongoing clinical studies in the U.S., Europe and Israel, including a U.S. Phase III trial started in July 2006. Among the centres involved in these trials are the Dana-Farber Cancer Institute, MD Anderson, Memorial Sloan-Kettering,Fred Hutchinson Cancer Research Centre and The Johns Hopkins Hospital & Health System.

What do you think would help the development of the biotech sector in Italy?

In the upcoming years the challenge for Italy will be the development of new measures to accelerate creation of companies. This implies working on two fronts. First, a change in the legal framework with measures as fiscal incentives to stimulate investments in research. France is proving a positive experience with its measures for young and innovative enterprises. Secondly, the growth of new financial operators and investors capable of understanding the biotech sector and making the market grow.

Da www.biodirectory.it
Laura Iris Ferro partecipa al Forum della Ricerca e dell’Innovazione.





Al Forum ci sarà Gary Pisano, docente di Harvard

15 04 2008

Ha dedicato gli ultimi anni prevalentemente allo studio delle aziende biotech, diventando uno dei massimi esperti mondiali di questo settore. Ha pubblicato lo scorso anno “Science Business: the promise, the reality and the future of biotech”:un’analisi delle principali cause della crisi della aziende del comparto farmaceutico e biotech, analizzando modelli di business e possibili strategie innovative. Gary J Pisano, laureato a Yale, dottorato a Berkeley in California e da quasi vent’anni docente presso la Harvard Business School parteciparà al Forum della Ricerca e dell’Innovazione 2008 in una sessione che cercherà di fare il punto della situazione sullo sviluppo, le frontiere e le promesse delle biotecnologie e del settore farmaceutico.
Docente di business administration, si è occupato nella sua carriera (come docente e consulente) di strategia aziendale, gestione dell’innovazione, organizzazione, e gestione della proprietà intellettuale. Specializzato in aziende ad alta tecnologia che operano nei settori del biotech, dei dispositivi medici, dell’informatica e dei semiconduttori, è’ autore di oltre 25 articoli scientifici pubblicati su riviste quali Management Science, Administrative Science Quarterly e Harvard Business Review. Il suo celebre articolo “Dynamic Capabilities and Strategic Management” (Strategic Management Journal) è stato l’articolo piu’ citato nelle riviste di economia e management nel decennio 1995-2005. E’ inoltre autore di sei libri. Accanto all’esperienza di docente e consulente per aziende multinazionali, il professor Pisano è statao membro del Board of Directors e di Advisory Boards di numerose start-up.





BIOTECH in Italia: a che punto siamo?

14 04 2008

Sono 222 le imprese che compongono l’universo biotech italiano. Il dato è contenuto nel rapporto annuale sulle biotecnologie presentato da ASSOBIOTEC in collaborazione con Blossom Associati. Sono 14.000 i posti di lavoro creati da questi aziende: quasi 5000 i ricercatori che si dedicano a tempo pieno alla ricerca e allo sviluppo di nuove biotecnologie. Piu’ di 4000 milioni di euro il fatturato globale,, ed una spesa in ricerca e sviluppo pari a 1283 milioni di euro. 42 sono i prodotti in fase di sviluppo clinico, 7 dei quali gia’ in fase 3 (prossimi cioe’ ad essere introdotti nel mercato) e 35 in frase pre-clinica. Questa in breve la fotografia del biotech italiano presentata recentemente. “Il treno del biotech italiano – ha dichiarato Roberto Gradnik, presidente di Assobiotech – prosegue deciso la propria corsa. I dati che emergono dal rapporto ci consegnano un settore che continua a conoscere tassi di crescita a due cifre e ribadisce con forza il proprio potenziale al servizio dello sviluppo economico nazionale”.
“Le imprese biotech italiane – conclude il presidente – confermano il proprio dinamismo e la propria capacità di innovazione. Non è un caso che negli ultimi anni siano riuscite a ritagliarsi uno spazio sempre piu’ importante nel panorama e nella competizione internazionale”.

Sono 12 le imprese biotech che parteciperanno grazie a testimonianze aziendali al Foruma della Ricerca e dell’Innovazione 2008.

Per saperne di piu’ sul biotech in Italia è possibile consultare
www.assobiotec.it
www.molecularlab.it