Il Rapporto sul biotech in Italia

30 05 2008

Presentato a Milano il rapporto annuale Blossom Assobiotec: ottantaquattro prodotti in sviluppo clinico, 4,8 miliardi di euro di fatturato e 26mila addetti. Ecco i numeri 2008 del biotech italiano

Milano, 29 maggio 2008 – Si è svolta oggi a Milano, presso la Camera di Commercio, la presentazione dell’annuale Rapporto Blossom Associati – Assobiotec “Biotecnologie in Italia 2008”, realizzato insieme al CrESIT – Università dell’Insubria di Varese, al CIBIE – Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, a Farmindustria, con il supporto dell’ICE. Il Rapporto, giunto alla quarta edizione, offre una aggiornata fotografia del comparto insieme ad una analisi critica dei trend di sviluppo e dei punti di forza e di debolezza.

Nell’occasione sono intervenuti Giuseppe Castelli – Vicepresidente Promos, Marco Cimini – Direttore Dipartimento Promozione dell’Internazionalizzazione dell’ICE, Stefano Milani – CEO di Blossom Associati, Alberto Onetti – Direttore CrESIT, Antonella Zucchella – CIBIE, Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, Sergio Dompé – Presidente Farmindustria, e Roberto Gradnik – Presidente Assobiotec.

228 imprese, di cui 96 costituite a partire dal 2000 (pari al 42%); forte predominanza di aziende dedicate alla cura della salute (168, 74% sul totale), oltre che di piccole imprese (75% sul totale); 26.000 addetti, di cui più di 6.000 impegnati in attività di R&S; 4.800 milioni di euro di fatturato, con un incremento del valore della produzione dell’11% nell’ultimo anno; oltre 1.300 milioni di euro investiti in ricerca e sviluppo, in crescita del 9% nell’ultimo anno; patrimonializzazione complessiva di 3.406 milioni di euro, in crescita del 56%; EBIT in crescita del 213% ed una flessione del 30% del debito netto, attestatosi a 1.600 milioni di euro. Questi, in sintesi, i numeri del biotech italiano.

“Nel 2008 il comparto ha consolidato il trend positivo di sviluppo, confermando di saper rispondere alla sfida globale dell’economia della conoscenza. Le prospettive sono di sicuro interesse, dato che, secondo le nostre stime, il 51% delle imprese italiane censite ha forti prospettive di crescita” ha commentato Stefano Milani, CEO Blossom Associati. “La prossima sfida sarà quella di promuovere una leadership internazionale: molto dipenderà dalla capacità di innovare creando idee di business che non pongano limiti al potenziale di crescita e di valore, rafforzando i legami con i network internazionali, sviluppando competenze manageriali, scientifiche e professionali specifiche per il settore e infine garantendo certezza sui tempi di concessione delle autorizzazioni e delle sperimentazioni cliniche” ha aggiunto Milani.

“Il biotech italiano sta vivendo una fase di grande produttività, come dimostra l’alto numero di prodotti in sviluppo nel settore della cura della salute, oggi ben 84 rispetto ai soli 30 dell’inizio del 2006” ha commentato Roberto Gradnik – Presidente Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica. ‘’L’Italia del biotech ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo crescente nel contesto europeo, in tutti i settori di applicazione, dalla salute all’agroalimentare, dai processi industriali al risanamento ambientale. Ma è necessario che allo sforzo messo in atto dagli operatori del comparto si affianchi la volontà delle Istituzioni di avviare un piano di promozione specifica’’ ha aggiunto Gradnik.

“Oggi il biotech in Italia – ha affermato Sergio Dompé, Presidente di Farmindustria – gioca un ruolo di primo piano grazie anche alle 228 imprese di cui 168 operanti nell’area della salute, caratterizzate da un alto profilo innovativo. Proprio dalla ricerca biotech è possibile individuare, prevenire e curare efficacemente diverse patologie. In alcuni casi i trattamenti biotech rappresentano l’unica possibilità di cura, soprattutto in un’area complessa e delicata come quella delle malattie rare”.
“La collaborazione tra ricerca pubblica, privata, no profit e industria nel lungo periodo – ha spiegato Dompé – produrrà non solo nuove cure ma anche, per chi è disposto a investire, un’opportunità di crescita. In Italia l’industria biotech rappresenta una promettente realtà con i circa 4,6 miliardi di euro di fatturato e vede crescere le sinergie con le imprese del farmaco, un settore che nel 2007, ha investito in ricerca più del 10% delle vendite”.

Nel corso dei lavori, il Prof. Alberto Onetti, direttore del CrESIT – Università dell’Insubria di Varese, ha sottolineato: “Dalla nostra analisi emerge un settore in crescita ma che presenta al proprio interno trend differenziati: ad aziende che vanno molto bene si affiancano realtà in difficoltà o che stentano a decollare. Le aziende virtuose sono quelle che hanno saputo sviluppare relazioni forti con i lead users (quali le grandi pharma) e valorizzare i legami con i centri di ricerca, italiani ed esteri. Queste realtà sono accomunate dal fatto di possedere un nucleo solido di competenze manageriali-finanziarie, che si aggiungono a quelle tecnico-scientifiche, facendone da volano. Su queste aziende ci vogliamo concentrare: a partire da quest’anno attribuiremo degli “Innovation Awards” ad un numero ristretto di imprese biotech con l’obiettivo di premiare le eccellenze e segnalarle a livello internazionale”.

Secondo Antonella Zucchella – CIBIE, Center for Research in International Business and Economics dell’Università di Pavia, “Il biotech italiano sta colmando alcuni differenziali di sviluppo rispetto alle più consolidate esperienze europee e tende ad inserirsi in misura crescente nel quadro internazionale della biotecnologia”. (www.assobiotec.it)





Al Forum la partecipazione straordinaria di Mauro Ferrari, padre fondatore della nanomedicina

9 04 2008

Chissa’ se i molti studenti che affollano le le aule del Paolotti, sede dei dipartimenti di matematica dell’Università di Padova, sanno che a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, uno dei padri fondatori della nanomedicina, il prof Mauro Ferrari, sedeva proprio come loro su scomodi banchi di legno, affrontando logaritmi, integrali doppi, spazi vettoriali, teoremi e definizioni. Oggi il professor Ferrari, padre della nanomedicina, è specializzato nella ricerca e nella sperimentazioni di trattamenti per la cura del cancro sfruttando le nanotecnologie. La nanomedicina è una scienza, o meglio la convergenza di molte discipline scientifiche, che solo a partire dai primi anni del nuovo millennio ha cominciato ad affascinare ed attrarre ricercatori, studiosi e scienziati. La ricerca in questo campo è prevalentemente americana, grazie ad un programma nazionale appositamente varato dal National Institute for Health nel 2005.
Docente di ingegneria biomedica, medicina e scienza dei materiali presso la Texas University, presidente del Texas Nanotechnology Consortium e responsabile della creazione della Alliance for Nanotechnology in Cancer, Mauro Ferrari è uno degli scienziati piu’ brillanti e vulcanici della nostro tempo. Accanto ai 20 brevetti ormai riconosciuti, Mauro Ferrari vanta una trentina di richieste di brevetto in fase di approvazione, la pubblicazione di oltre centocinquanta articoli scientifici, sei libri ed uno sterminato elenco di riconoscimenti e premi internazionali che per problemi di spazio siamo costretti ad omettere (homepage del prof. Ferrari).
La storia di Mauro Ferrari inizia proprio nel prestigioso Ateneo patavino, dove ottiene la laurea in Matematica. Sono anni difficili per il Paese e molti dei suoi cervelli piu’ promettenti guardano oltre oceano verso le frontiere della ricerca e della scienza. E’ infatti all’Università di Berkley che Ferrari consegue il suo dottorato e trascorre i primi dieci anni di attività dedicandosi alla scienza dei materiali e all’ingegneria dell’ambiente. L’impegno del professor Ferrari è rivolto alla cross-fertilizzazione di nanotecnologie e medicina. Questa la strada per rivoluzionare la medicina ed ottenere anche nuove modalità e strumenti per la cura delle neoplasie. Le nanotecnologie consentono non solo di portare con grande efficacia i farmaci in prossimità delle cellule colpite, ma anche di consentire una somministrazione intelligente e prolungata nel tempo. “Il paradigma terapeutico offerto dalle nanotecnologie è radicalmente diverso da quello tradizionale, – ha affermato recentemente Ferrari, intervistato da Sander Olson. – “Le nano particelle sono infatti in grado di superare la sequenza di barriere biologiche che a volte impediscono ai principi attivi di raggiungere le cellule malate. Il nostro obiettivo è quello di portare i farmaci esattamente dove servono, all’interno del corpo umano, superando le tradizionali difficoltà”. Le nanotecnologie, secondo Ferrari ed il suo staff, possono essere sfruttate anche nel campo diagnostico con la creazione di superfici nanostrutturate o nel miglioramento di sistemi e procedure bioptiche.
Il cuore delle ricerche svolte dal professor Ferrari riguardano le cosiddette bioMEMS ovvero biological Micro Electro Mechanical Systems: si tratta di circuiti integrati che incorporano nanodispotivi elettromeccanici. Quasi dei nanorobot, biocompatibili con l’organismo umano, utilizzabili per il “trasporto interno” di medicinali e per creare dei piccoli laboratori diagnositici su micro e nanochip.
Mauro Ferrari tornera’ a Padova, dopo molti anni, per partecipare al Forum della Ricerca e dell’Innovazione. A lui il compito di iniziare i lavori del Forum con un keynote speech che aprira’ una finestra sulla ricerca medica, sulle prospettive terapeutiche del futuro e sul business e l’imprenditorialità legata alle nanotecnologie e alla nanomedicina.

Paolo Giacon