Distretti di filiera per competitività collettiva

11 05 2008

Le strategie del Parco scientifico e tecnologico Vega illustrate da Gianpietro Marchiori

I distretti, intesi come strumenti operativi di un’intera filiera, quale perno su cui ruota un percorso collettivo vincente innovazione, sviluppo e competitività. È questa la tesi di fondo che Vega, il primo Parco scientifico e tecnologico d’Italia con 200 aziende e 2 mila addetti, porterà al ‘Forum della ricerca e dell’innovazione’ di Padova, attraverso la partecipazione del suo amministratore delegato Gianpietro Marchiori, che è pure consigliere della società Veneto Innovazione, consigliere delegato alla ricerca e innovazione di Confindustria Veneto e presidente di Nanofab, una delle prime piattaforme tecnologiche italiane dedicate al trasferimento delle nanotecnologie all’industria ed insediata in Vega.

A supportare la strategia che delineerà Marchiori, un’analisi della trasformazione del tessuto produttivo veneto e le azioni di successo messe in atto proprio da Vega. Il territorio veneto – spiega l’amministratore delegato – ha dimostrato in questi anni di saper affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione, di avere capacità di ripensarsi, ma tutto questo è stato frutto di iniziative personali. Importanti, ma non sufficienti per la competitività e lo sviluppo sui mercati globali nel lungo periodo. Il punto debole, cioè, è rappresentato dalla difficoltà di un progetto collettivo condiviso, reso arduo dalle dimensioni delle aziende locali. La necessità di aggregarsi è divenuto un ‘must’, ma quali le vie percorribili, quelle che funzionano davvero?

Tra le possibili, più realistica e logica in un tessuto di piccole e medie imprese, secondo Marchiori, è il distretto. Non quello storicamente inteso, che se in passato ha funzionato, oggi è diventato nulla più che un elenco di imprese. Perché le Pmi possano reggere il confronto con la modernità – spiega – è necessario che operino raccordandosi fra loro e sul territorio come fossero una grande impresa, strutturandosi cioè in termini di progettualità, marketing, strategie di processo. È questa l’immagine e la sostanza dei nuovi distretti industriali, che debbono rappresentare l’intera filiera del prodotto cui sono legati.

Il Parco Vega è la più evidente esemplificazione di questa strategia. In quattro anni sono stati creati, in raccordo con le più importanti istituzioni, università ed enti regionali, due nuovi distretti produttivi già funzionanti, mentre altri due attendono solo l’imminente approvazione da parte della Regione. Si tratta di settori molto diversi fra loro, eppure strutturati secondo lo stesso principio.

Il Distretto veneto dei Beni culturali nato nel 2004 conta 270 imprese e 40 istituzioni, con oltre 5 mila addetti e un fatturato di 1 miliardo e 654 milioni. L’Mdm, Metadistretto digital mediale, comprende oltre 780 aziende digital mediali, le più dinamiche tra le 42 mila del settore operanti in Veneto. Si prepara al debutto formale il Metas, Distretto dell’ambiente per lo sviluppo sostenibile, cui hanno aderito 400 aziende con un fatturato di 4,5 miliardi e 15 mila addetti. Attende l’ok regionale anche la nuova realtà Skyd, ovvero il Distretto veneto dell’astrofisica e dell’aerospazio, che si propone come filiera d’eccellenza per contribuire ad accrescere la conoscenza, l’innovazione, la progettualità e le professionalità di un territorio che comprende 1500 aziende del settore, con quattro comparti di riferimento: aeronatico, aeroportuale, spaziale e astrofisico.

La sfida, però, per Vega non si ferma qui. Questi distretti – puntualizza, infatti, Marchiori – non devono essere solo capaci di competere globalmente, ma trovare clienti anche sul proprio territorio. Occorre cioè riportare a Nordest le grandi aziende, con le diverse soluzioni oggi possibili, di cui la presenza fisica e produttiva è solo una. Vi possono essere le sedi di rappresentanza, le filiali, i centri di ricerca delle stesse e di realtà internazionali. Per sostenere lo sviluppo del distretto Skyd, per esempio, Vega ha già avviato un processo di collaborazione con l’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, al fine di creare un centro di eccellenza in Veneto.

Il distretto di filiera, però, non deve essere appannaggio solo delle nuove produzioni o di settori che non avevano pensato prima a mettersi in rete. La sua logica può e, per Marchiori deve, essere applicata anche nella rivisitazione dei distretti esistenti, che sono ricchi di potenzialità. Un esempio evidente è quello della cantieristica che, ripensato comprendendo la nautica, ha tutte le carte per diventare una ‘macchina da guerra’ internazionale.

La forza dell’aggregazione strutturata attiene al comparto squisitamente produttivo, ma nella logica di Vega deve essere caratterizzare pure i parchi scientifici. Ed è per questo che in Veneto – conclude Marchiori – le quattro realtà esistenti, compresa la nostra, hanno già avviato il processo di collaborazione (in coerenza con le possibilità contemplate nella legge regionale n. 9), firmando un accordo per operare in maniera coordinata e complementare, sia nei confronti del territorio. Sia delle istituzioni.

(articolo pubblicato il 7 Maggio 2008 su IlSole24Ore – eventi speciali)

 

 

 

 





Al Forum il distretto high-tech Torino Wireless

30 04 2008


Il Distretto high-tech Torino Wireless raccoglie i principali attori ICT del Piemonte in un sistema condiviso di valori, strategie, azioni in grado di aumentare la competitività del territorio, attraverso l’integrazione fra ricerca e sviluppo, imprenditoria e capitale di rischio.
Torino Wireless è un distretto approvato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca a seguito di un’approfondita valutazione della situazione di partenza del territorio, della fattibilità e potenzialità del progetto e della capacità di attrarre investimenti. Il coordinamento delle attività del Distretto tecnologico piemontese è affidato alla Fondazione Torino Wireless, una struttura di regia che ha il compito di valorizzare l’enorme patrimonio di risorse e conoscenze già presente nell’area, sviluppando gli apporti di ciascun soggetto e integrandoli in strategie comuni di medio-lungo termine. L’impegno è rivolto alla creazione di un “circolo virtuoso” in cui le attività di ricerca, la creazione di attività imprenditoriali, la crescita di quelle esistenti, la disponibilità di capitali siano strettamente integrati e capaci di autoalimentarsi.

LA STORIA
Il progetto Torino Wireless comincia a prendere forma già nel dicembre 2000, grazie all’iniziativa dell’Associazione Torino Internazionale e all’impegno della Regione Piemonte, dell’Istituto Superiore Mario Boella (ISMB), dell’Unione Industriale e di ITP che decidono di comporre un tavolo di concertazione per sensibilizzare gli attori del territorio piemontese al progetto. Grazie alla specifica volontà delle istituzioni locali di dare una valida alternativa al settore dell’auto, Torino, città simbolo dell’automobile, sceglie quindi di qualificarsi come leader nel settore hi-tech attraverso la costituzione del Distretto ICT “Torino Wireless” a partire da ciò che da sempre costituisce una vasta cultura del territorio: l’innovazione tecnologica.
L’avvio ufficiale delle attività del Distretto è fissato nel maggio 2003 dalla firma dell’ Accordo di Programmazione Negoziata, che sancisce in maniera vincolante l’impegno dei partner nella definizione di azioni e programmi comuni e conferisce alla Fondazione Torino Wireless l’autonomia necessaria per svolgere la funzione di coordinamento delle attività. Da allora la Fondazione opera per lo sviluppo del Distretto Tecnologico con grande profusione di risorse ed energie.
La missione della Fondazione Torino Wireless è “creare e sostenere lo sviluppo del Distretto tecnologico piemontese, aumentando il peso dell’ICT sull’economia regionale e posizionando il Piemonte come uno dei distretti più innovativi a livello internazionale”.  (art. 3.2, Statuto Fondazione Torino Wireless)
In particolare, la Fondazione si impegna a:
• favorire la sinergia tra gli attori pubblici e privati del mondo della ricerca, dell’imprenditoria e della finanza
• assicurare un diretto collegamento tra lo sviluppo delle attività di ricerca e l’evoluzione del mercato
• garantire una crescita costante del patrimonio di competenze che alimenta il Distretto
• favorire la circolazione e la condivisione delle conoscenze, anche per confronto con le migliori esperienze internazionali
• creare una base di valori e comportamenti condivisa dai diversi partner
• sviluppare una precisa identità di Distretto fino alla generazione di un marchio riconosciuto a livello internazionale

GLI OBIETTIVI

Entro il 2012, il Distretto si prefigge di:
• triplicare il numero dei ricercatori impegnati nell’ICT, partendo dagli iniziali 2.000
• creare almeno 50 nuove imprese ICT
• attrarre imprese innovative italiane e internazionali nell’area piemontese
• inserire numerose PMI piemontesi particolarmente promettenti in una fase di forte accelerazione
• aumentare l’incidenza dell’ICT sull’economia piemontese dal livello odierno del 5 per cento fino al 10 per cento
• raggiungere la capacità di auto-sostentamento
La Fondazione Torino Wireless agisce lungo tre dimensioni: la dimensione dei processi, che ne determina l’organizzazione, la dimensione delle tecnologie prioritarie, la dimensione dei settori applicativi, in stretta sinergia con le strategie regionali.

Alcuni Settori e Applicazioni:
• Infomobility
• Localizzazione e servizi connessi (con particolare attenzione al sistema di navigazione satellitare europeo Galileo)
• ICT per la salute e l’inclusione sociale (e-health)
• e-Banking
• ICT per l’agroalimentare
Tecnologie:
• Galileo
• Software di base
• Security
• Wireless
• Multimedia
• Microelettronica

Il presidente di Torino Wireless Rodolfo Zich sarà presente al Forum della Ricerca e dell’Innovazione e parteciperà alla sessione sui distretti ad alta tecnologia.
(fonte: www.torinowireless.it)