L’articolo di Adriano Favaro pubblicato su Il Gazzettino

26 05 2008

Il Nordest è sempre più hi-tech ma è «ancora modesta la risposta dell’imprenditoria», avverte il curatore scientifico del Forum di Padova Muffatto 
“Terzo Veneto” verso il futuro, impresa in ritardo 

«Innovare è l’atto barbarico che rompe gli schemi», spiega Roberto Siagri, presidente della friulana Eurotech
«Un grande evento. Come aver riempito una biblioteca intera di argomenti nuovi. Abbiamo compiuto un modernissimo percorso tra le novità del mondo della ricerca e dell’innovazione».

Finisce oggi con gli ultimi incontri nell’aula magna, il “Forum ricerca innovazione” organizzato dall’Università e dal Comune di Padova e le somme che tira il curatore scientifico, il professor Moreno Muffatto, non sono formalità. «Centoventi relatori da mezzo mondo che hanno detto sì al nostro invito di quattro giorni di lavoro, hanno scambiato le loro più moderne esperienze e (come ha confessato più di qualcuno) si sono anche divertiti». Le cifre dell’appuntamento padovano sono destinate a crescere e maturare ma intanto, riprende Muffatto «Sono arrivate qui le migliori capacità imprenditoriali di questo Paese creando la più grande comunità di innovazione italiana».

Non è finita qui. Padova ha intenzione di ispessire questa rete di conoscenze e dialogo con altri testimonianze, ulteriori incontri e un sistema web di contatti. Un cruccio rimane a Muffatto: «Quello dell’ancora modesta risposta dell’imprenditoria, nonostante lo sponsor di confindustria di Padova e del Veneto ».

Ma questo verrà affrontato nella seconda puntata. La prima è da successo auditel visti i nomi del parterre. Da Roberto Siagri dell’Eurotech di Amaro (Udine) a Lino Dainese di Vicenza a Stefano Gallucci, amministratore delegato di Qid nanotecnologie, ad Andrea Aparo (Technology intelligence di Finmeccanica) ad Annamaria Testa, divulgatrice, docente universitaria milanese.Dopo “Innovaction” di Udine, la fiera dell’Innovazione friulana, l’iniziativa padovana si presenta come il palcoscenico più attraente del “Terzo Veneto “. Uno sguardo sul futuro fornito direttamente dai protagonisti che hanno agito come una comunità di intelligenze, rispettando le regole della condivisione della cultura e dei metodi del confronto.

In quattro giorni di ottimo livello si sono potuti incontrare personaggio del calibro di Dainese (materiale per l’abbigliamento motociclistico) che ha spiegato come «L’imprenditore debba sempre guardare dieci anni avanti, quello che facciamo da tempo». Così la sua azienda dopo aver pensato la tuta con sensori che si gonfia come un air bag, proteggendo dalle cadute adesso è già salita sul piano della progettazione di tute aerospaziali.

Stare a padova in questi giorni ha voluto dire per molti rileggere con occhio asciutto il Nordest che sta riproponendosi sulle piattaforme innovative. Dai laboratori delle nanotecnologie Stefano Gallucci (figlio del famoso cardiochirurgo) ha scelto proprio la sua Padova per avviare una delle più importanti ricerche per i materiali catalizzatori: lasciando da parte centri tedeschi e americani.Dagli scenari dei mega e microcomputer è arrivato Roberto Siagri che ha lasciato a bocca aperta la platea spiegando il successo di Eurotech (che da poco si è comprato un’azienda giapponese) con messaggi sull’evoluzione, l’antropologia, frasi di poeti-ricercatori e visioni sul futuro di premi Nobel. Concreto e sognante come pochi ha detto: «Innovare è l’atto barbarico che rompe gli schemi. Si butta via il vecchio per arrivare al nuovo. Gli innovatori nella mia azienda? Sono quattro-cinque». Ma devono valere per cento se Eurotech è riuscita a mandare propri calcolatori sulla stazione spaziale Mir e a controllare tutto il traffico autostradale della Grecia.Da Padova sono usciti anche un Veneto mai visto ( Seganfreddo, direttori dei Fuoribiennale) formato da centinaia di eccellenze; un laboratorio per il futuro come la Scuola Italiana Design del Polo Galileo o uno sguardo preoccupato a fiducioso sul futuro di questo paese (Annamaria Testa) che si è interrogato su quale percorso potrà fare l’Italia con oltre il 50 per cento della popolazione che possiede solo il diploma di scuola media. Poiché non tutti hanno la visione mondiale di Omar Vulpinari, capo della comunicazione visuale di Fabrica (Benetton) l’orizzonte per il nostro paese è ancora un sfida. Più difficile di quella del boom degli anni Sessanta. Ma non impossibile.

Adriano Favaro





L’anima del Forum

4 04 2008

 

Ci siamo. Siamo ai blocchi di partenza. Sta per partire un evento importante immaginato e concepito più di un anno fa.

Per la verità era qualcosa che avevo in mente da 5 anni ma mancavano diversi tasselli del mosaico per poter partire. Credibilità, capacità organizzativa, partnership, rete di relazioni. Tutti elementi che richiedono molto tempo per essere sviluppati. I rischi non mancavano e non mancano ma personalmente sono ottimista e butto sempre il cuore oltre l’ostacolo.

Un evento come questo dovrebbe avere un’anima e a mio parere dovrebbe essere la stessa anima ottimista che mi ha guidato nella sua ideazione e costruzione. Se pensiamo che talento, merito, ricerca, innovazione, sviluppo siano termini da dimenticare allora non può esserci neppure la forza di concepire qualcosa di nuovo e di importante.

Per questo ho subito immaginato di riunire persone con un tratto in comune: l’ottimismo, l’entusiasmo, la voglia di fare. Ho parlato con tutti gli invitati di questo tratto comune e ho trovato molti consensi. Quando si parla con questo tipo di persone ci si arricchisce sempre e si fa il pieno di energia e di entusiasmo.

Vorrei che questo spirito permeasse tutta la manifestazione. Vorrei che non si parlasse nei soliti termini problematici e negativi: il talento ed il merito non sono riconosciuti, la ricerca non si può fare, l’innovazione è difficile da realizzare, lo sviluppo è a rischio, forse c’è il declino etc.

Il miglior modo per evitare di creare un evento dai toni negativi è invitare persone che pensano e agiscono in modo positivo che non temono di rischiare e di sognare. E che con questo spirito hanno costruito una storia di successo da raccontare e sono diventati in certi casi loro stessi dei “modelli di successo”.

Il messaggio che ogni relatore mi auguro possa trasmettere sarà un messaggio positivo e di forza. Un messaggio che dia carica ed energia.

 

Moreno Muffatto