IL NUOVO SITO DELL’EDIZIONE 2009 DEL FORUM RICERCA INNOVAZIONE

7 04 2009

Collegati a www.ricercainnovazione.it per avere tutte le informazioni sulla nuova edizione dl Forum – IDEE DAL FUTURO

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Convegno “Le risorse umane e non umane – La creazione del valore”

27 10 2008

EDIZIONI ESTE e PERSONE&CONOSCENZE, la rivista dedicata a chi gestisce professionalmente le Risorse Umane, hanno il piacere di invitarla alla 4.a EDIZIONE del convegno RISORSE UMANE E NON UMANE – LA CREAZIONE DEL VALORE, che si terrà a PADOVA, presso lo Sheraton Padova Hotel il giorno 25 NOVEMBRE 2008 alle ore 9.00.

RISORSE UMANE E NON UMANE è il momento di incontro e dibattito sulle Risorse Umane più innovativo attualmente esistente in Italia.

Tema di questa edizione è infatti “La Creazione del Valore”: perché le persone che lavorano in azienda si manifestino come vantaggio competitivo, sono necessarie strategie e azioni che coinvolgano diverse competenze organizzative, gestionali e, sempre più spesso, anche tecnologiche.

L’incontro sarà dedicato a individuare, elaborare e discutere queste strategie attraverso il coinvolgimento diretto degli addetti ai lavori:

coloro che, da differenti prospettive, si confrontano ogni giorno con la gestione della Persona all’interno del contesto aziendale.

La formula dell’evento è quella della “tavola rotonda” durante la quale i relatori si alterneranno in modo flessibile nei diversi momenti secondo le rispettive competenze e i rispettivi interessi. Le tavole rotonde sono moderate dal Prof. Francesco Varanini, Docente presso il Corso di Laurea di Informatica Umanistica, Università di Pisa, e Direttore di Persone&Conoscenze.

Per il dettaglio dei relatori presenti, per un approfondimento sui contenuti e per una panoramica delle precedenti edizioni rimandiamo all’indirizzo:

www.este.it/cosa_convegni.html

COME ISCRIVERSI

La partecipazione al convegno è GRATUITA fino ad esaurimento posti e include gli ATTI finali della manifestazione e il PRANZO A BUFFET.

Si consiglia di preregistrarsi attraverso una delle seguenti modalità:

 

. ONLINE: compilando la form presente all’indirizzo http://www.este.it/iscrizione_convegno.html

. FAX: scaricando l’invito cartaceo all’indirizzo http://www.este.it/cosa_convegni.html e rinviandolo compilato al numero di fax dedicato 02.91434424 . E-MAIL: riportando i dati richiesti dal form online o dall’invito cartaceo in una mail e inviandola a eventi@este.it.

. TELEFONO: comunicando i dati alla segreteria organizzativa allo 02.91434400.





Ricerca scientifica, l’Asia ci crede ed investe piu’ di Europa e USA

1 09 2008

L’intervento di Silvio Garattini è pubblicato su Il Messaggero ed Il Gazzettino (1-sett-08)

Per la prima volta nella storia l’Asia sarà il continente a spendere più risorse economiche nella ricerca scientifica: più degli Usa, tradizionalmente all’avanguardia e molto di più dell’Europa. Per dare qualche esempio dell’impiego asiatico basterà ricordare che le università cinesi sono presenti fra le prime del mondo in una classifica in cui l’Italia non piazza nessuna delle sue università fra le prime cento.Prestigiosi ricercatori cinesi ed indiani stanno ritornando nei loro Paesi d’origine per contribuire allo sviluppo della ricerca. Anche nei Paesi arabi si sta sviluppando una maggiore attenzione alla ricerca scientifica. A Dubai è in atto la realizzazione di un grande centro per i tumori con la possibilità di estendere la ricerca anche ad altri settori della medicina. A Singapore si stanno reclutando cervelli da tutto il mondo ed anche alcuni autorevoli ricercatori italiani fanno parte di questa immigrazione. Nel corso di una visita all’istituto Mario Negri, una delegazione di ricercatori di Singapore ha reso noto che per realizzare una città della scienza mille giovani sono stati disseminati nei principali centri di eccellenza in Inghilterra e in America per ottenere un dottorato di ricerca. Di fronte a questo grande fermento asiatico che comincerà a dare i suoi frutti tra non molti anni, come è possibile che i reggitori delle sorti europee non si rendano conto che non si può continuare ad ignorare la ricerca, come se fosse un fiore da mettere all’occhiello in tempi di vacche grasse anziché uno strumento di propulsione culturale ed industriale indispensabile per il progresso? L’Europa si limita a fare grandi proclami. Il patto di Lisbona aveva suscitato grandi speranze stabilendo l’impegno di portare le spese della ricerca al 3 per cento entro il 2010. Il tempo è passato e semmai sono state ridotte le risorse. L’Europa spende per la ricerca comunitaria forse il 4 per cento delle risorse disponibili per la ricerca nei 27 Paesi membri. Il tanto decantato settimo programma quadro mette a disposizione ogni anno risorse che sono una piccola frazione di quanto spende il solo National Institute of Health di Bethesda. Si continua, frutto di pura follia ed egoismo nazionalistico, a spendere i soldi nei vari Paesi europei per ripetere esattamente lo stesso tipo di ricerca.

Si hanno così 27 programmi sui tumori, sulle malattie mentali o sulla patologia cardiovascolare che sono ripetitivi anziché concentrare una parte significativa delle risorse nazionali in programmi europei in cui integrare le metodologie e le competenze. In questo quadro l’Italia sta diventando sempre di più il fanalino di coda europeo; a seconda dei parametri utilizzati viene salvata qualche volta dal Portogallo o dalla Grecia, Paesi peraltro che stanno aumentando il loro impegno per la ricerca. Rispetto alle promesse di Lisbona siamo ancora ad un investimento dell’1 per cento del Prodotto interno lordo ed il 2010 è già dietro l’angolo! Di questo 1 per cento lo Stato spende circa lo 0,6 per cento, ma va praticamente così tutto a pagare i salari dei professori universitari e dei ricercatori dei vari enti pubblici di ricerca, mentre l’altro 0,4 per cento deriva dalla ricerca privata, una cifra assolutamente anomala ed insufficiente rispetto a quanto succede negli altri Paesi europei. Ciò è in parte dovuto al fatto che in Italia sia ridotta notevolmente la presenza della grande industria, ma anche alla mancanza di infrastrutture e di ricercatori (solo 2,7 per ogni mille lavoratori contro i 5,1 della media europea) che non incentiva certamente l’investimento in ricerca da parte di gruppi stranieri. Le prospettive sono disastrose considerando che i giovani migliori non sono più attratti dalla ricerca scientifica proprio per la mancanza di opportunità di carriera e la povertà di risorse economiche. Continuando così si accentuerà la tendenza dell’Italia a divenire solo un mercato e ad essere relegata a divenire un Paese sempre più vicino ai Paesi in via di sviluppo. Il nuovo governo non può ignorare il problema della ricerca, ma deve fare uno sforzo per creare una discontinuità con il passato su almeno tre fronti essenziali. Anzitutto bisogna realizzare un grande programma rivolto ai giovani che devono avere la possibilità di mettere i loro talenti al servizio della conoscenza che deve poi tradursi anche in opportunità di crescita industriale. Occorre dare su base meritocratica ai giovani l’opportunità di una formazione nei migliori centri di ricerca italiani tracciando fin dall’inizio per i più meritevoli una opportunità di carriera con salari dignitosi. In secondo luogo è necessario mettere a disposizione maggiori risorse in base ad una precisa programmazione che dia garanzie a chi vuole organizzare la ricerca. Con la miseria non si possono fare riforme; alla ricerca scientifica italiana serve l’equivalente del costo di un centinaio di chilometri di autostrada. Il governo non può continuare a dire che non abbiamo soldi o che non si immettono risorse in un sistema che non funziona perché riconosce i parenti degli amici anziché il merito. In Italia i luoghi di eccellenza sono facilmente identificabili e tutti sanno cosa bisogna fare per spendere bene le risorse disponibili: è solo questione di volontà. Per realizzare la discontinuità con il passato sono necessarie infine nuove forme organizzative. Il gruppo 2003, formato dai ricercatori italiani di tutte le discipline più citate nella letteratura scientifica internazionale, ha da tempo lanciato l’idea di creare un’agenzia italiana per la ricerca scientifica (Airs) con lo scopo di implementare un nuovo sistema per la gestione e l’assegnazione dei fondi per la ricerca, raggruppando le risorse che oggi vengono invece gestite clientelarmente dai vari ministeri. La nuova agenzia dovrebbe raccogliere le priorità identificate dai politici, ma dovrebbe poi agire in modo indipendente ed efficiente. Parole gettate al vento?

Silvio Garattini





ForumTV – intervento di Silvano Spinelli, CEO di Ethical Oncology Science

4 08 2008

scarica la presentazione eos-may-16-2008-padova1

prima parte dell’intervento

seconda parte





Un nuovo concorrente per Google: si chiama Cuil.com

28 07 2008

A poche ore dalla sua apertura e questo nuovo motore di ricerca è stato visitato da decine di migliaia di curiosi.

Ecco in poche parole l’essenza di questo nuovo agguerrito concorrente di Google che è stato creato da tre ex ingegneri alle dipendenze di Brin & Page:

“The Internet has grown exponentially in the last fifteen years but search engines have not kept up—until now. Cuil searches more pages on the Web than anyone else—three times as many as Google and ten times as many as Microsoft. Rather than rely on superficial popularity metrics, Cuil searches for and ranks pages based on their content and relevance. When we find a page with your keywords, we stay on that page and analyze the rest of its content, its concepts, their inter-relationships and the page’s coherency. Then we offer you helpful choices and suggestions until you find the page you want and that you know is out there. We believe that analyzing the Web rather than our users is a more useful approach, so we don’t collect data about you and your habits, lest we are tempted to peek. With Cuil, your search history is always private. Cuil is an old Irish word for knowledge. For knowledge, ask Cuil.”

Qui potete trovare un estratto della FILOFOFIA CUIL : http://www.cuil.com/info/our_philosophy/





Mauro Ferrari, un “nostro” talento internazionale

10 07 2008

E’ anche grazie al Forum della Ricerca e dell’Innovazione che il nostro Paese ha avuto la possibilità di “riscoprire” uno di quei talenti, di quei cervelli in fuga, che hanno trovato negli Stati Uniti un ambiente favorevole alle proprie ricerche. Il professor Mauro Ferrari è quasi diventato un eroe nazionale. La sua popolarità cresce di giorno in giorno come testimoniano i numerosi inviti che ha ricevuto da parte degli atenei italiani. Dopo il  keynote speech al Forum (maggio 2008 ) , ha preso parte nel giugno 2008, a due importanti eventi riguardanti le frontiere della Nanomedicina presso l’Università di Milano Bicocca e la facoltà di Medicina dell’Università di Padova. Recentemente è stato protagonista di una bella intervista su Il sole 24 Ore, che potete leggere a questo LINK e di un’altra intervista sull’inserto di scienza e tecnologia de La Stampa che è possibile leggere a questo LINK

La vicenda di Mauro Ferrari, puo’ essere dunque l’occasione per tornare su uno dei temi portanti del Forum 2008: la fuga dei cervelli. L’Italia non deve vivere con un complesso di inferiorità e preoccuparsi troppo della fuga dei suoi migliori cervelli. Proviamo solo per un momento ad ammainare il tricolore, a lasciare da parte l’orgoglio nazionale, adottando un punto di vista strettamente scientifico. Non è forse meglio che certi “talenti” operino li’ dove dove il contesto sociale, culturale e scientifico puo’ offrire il migliore contesto? Non sarà forse questo un beneficio per la scienza in generale e per l’intera umanità? Da questo punto di vista, possiamo dunque provocatoriamente affermare che  il problema di fuga dei cervelli non esiste. Prendiamo proprio l’esempio di Mauro Ferrari, tra i padri fondatori di una nuova scienza, la nanomedicina, che promette di portare sensibili miglioramenti nelle cure per il cancro. Forse se Ferrari non avesse operato negli States, l’ambiente piu’ dinamico e competitivo (scientificamente parlando), ora sarebbe ugualmente un ottimo scienziato, un illustre docente, ma non avrebbe messo a frutto tutto il suo potenziale di ricerca. 

Sulla base di queste riflessioni, dunque, la questione del brain drain non deve preoccuparci. La vera sfida sta nel diventare un polo di attrazione di talenti e cervelli. L’Italia non deve chiedersi cosa fare per impedire la fuga dei cervelli, ma cosa fare per diventare un polo internazionale di attrazione per quanto riguarda alcuni ambiti disciplinari di eccellenza.





Nanotech, il grande affare: la grande inchiesta de Il Corriere della Sera intervista i protagonisti del Forum

26 06 2008

Il numero odierno de Il Corriere della Sera dedica due pagine speciali alle opportunità e agli orizzonti delle nanotecnologie. Lo fa con un bell’articolo di Antonia Jacchia, gia’ inviata della medesima testata al Forum della Ricerca e dell’Innovazione, che intervista alcuni dei protagonisti del Forum: Renato Bozio, prorettore alla Ricerca dell’Università di Padova, Stefano Gallucci, imprenditore e titolare QID e Luisa Bozano, ricercatrice dell’Ibm.

Per leggere l’articolo è sufficiente collegarsi a questo LINK