L’Innovazione vista da NordEst

8 04 2008

Ecco il post presente sul blog di Sandro Mangiaterra

Veneto cuore dell’innovazione. Magari non proprio l’innovazione praticata, ma quella parlata sicuramente sì. È già un bel passo avanti. Per un mese il dibattito sulla ricerca, sulle nuove frontiere della scienza e dell’hi-tech, sul rapporto impresa-territorio-università, si concentrerà tutto sul fronte orientale.
Si comincerà, dal 18 al 20 aprile, con il Festival delle città-impresa, organizzato dalla Fondazione Nordest. Sette le città coinvolte: Rovereto, Schio, Valdagno, Montebelluna, Conegliano, Vittorio Veneto e Maniago, vale a dire i maggiori centri industriali della fascia pedemontana dal Trentino al Friuli. Una sessantina gli incontri previsti, con personaggi che vanno da Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom, al regista Gabriele Salvatores, allo scrittore Mauro Corona. Si parlerà di paesaggio urbano e di felicità. Per rispondere alla domanda di fondo: dopo avere riempito pianure e valli di capannoni industriali, adesso, dove si va?
Un mese dopo, dal 15 al 18 maggio, il testimone passerà a Padova. Dove l’università, d’intesa con il Comune e con vari patrocini ministeriali, organizza il Forum della ricerca e dell’innovazione. Anche qui, dibattiti, mostre, spettacoli vari, con la bellezza di 120 relatori, molti provenienti dall’estero.
Ottime iniziative. Il Nordest ne ha bisogno. Ma c’è da chiedersi se l’hanno capito i politici, che non riescono a creare una rete di sostegno all’innovazione e che, per esempio, bloccano con una serie di veti incrociati l’Agenzia regionale per l’internazionalizzazione. E soprattutto gli imprenditori, per i quali (almeno per molti di loro) l’innovazione continua a rappresentare un costo anziché un investimento.
Il risultato è stato spietatamente messo in evidenza da un recente studio del Certet-Bocconi (Centro di ricerca economica territoriale, dei trasporti e del turismo). Le spese complessive del Veneto in ricerca e sviluppo sono pari allo 0,6 per cento del Pil prodotto in regione, contro una media italiana dell’1,1 per cento e un’analoga spesa che in Lombardia è dell’1,2 per cento (Germania e Francia sono rispettivamente al 2,5 e 2,1). Ma il dato più allarmante è un altro: il Veneto investe in R&S 776 milioni di euro (tra amministrazioni pubbliche, università e imprese), pari al 5 per cento degli investimenti globali in Italia (15,6 miliardi), mentre incide sul Pil nazionale per il 9 per cento; la Lombardia, giusto per fare un confronto, ha una spesa in R&S di 3,3 miliardi, corrispondente al 21,4 per cento del totale, e il suo peso sul Pil nazionale è del 20,3 per cento. Ancora: gli addetti alla ricerca in Veneto sono poco più di 10 mila contro i 32 mila della Lombardia. La bilancia tecnologia, infine, vede il Veneto esportare beni e servizi hi-tech per soli 133 milioni di euro, una somma che scompare davanti ai pur modesti 1,9 miliardi della Lombardia.
Forse politici e imprenditori del Nordest dovrebbero smetterla di piangere sul federalismo mancato, le infrastrutture carenti, le tasse troppo alte, e capire che se vogliono competere devono rimboccarsi le maniche.


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3 responses

21 04 2008
Ivano Urban

Condivido la Sua frecciatina per politici e imprenditori ormai privi di giustificazioni plausibili per le loro incongruenze che coinvolge, gioco forza, inevitabilmente anche l’intero settore finanziario -convenzionale e del capitale di rischio-.

L’economia di mercato ha prevalso nelle restanti ideologie sociali e nel 2001, con la moneta unica Europea e Cina entrata formalmente nel WTO, abbiamo assistito allo start-up della globalizzazione che ha segnato l’inizio di una nuova epoca planetaria. Il mercato è stato il catalizzatore che ha permesso questo cambiamento epocale in cui i prodotti ne sono diventati gli attori protagonisti.

Gli indicatori economi evidenziano e sottolineano la netta impreparazione dell’intero sistema economico Nazionale ad affrontare le sfide imposte inesorabilmente dalla globalizzazione dei mercati che coinvolge, in egual misura, politica, industria e finanza. Non è mia intenzione puntare il dito contro qualcuno di questi settori perché di colpe, a mio vedere, non ce ne sono: la questione risiede tutta nel nostro attuale modello industriale manifatturiero che ha visto nella ripartizione delle produzioni una strategia industriale vincente per molti anni, ma completamente inadatta ad affrontare la attuale competizione economica internazionale.

Dal 1991 a oggi, infatti, la conformazione del nostro comparto manifatturiero/servizi Italiano non ha subito nessun cambiamento strutturale mantenendo la Micro e Piccola Industria (1-50 dipendenti) al 99,4% -prevalentemente attiva nel terziario-, la Media Industria (50-250 dipendenti) allo 0,5% e solo lo 0,1% di grande Industria (oltre i 250 dipendenti -fonte ISTAT 1991/2004- che si configura come una vera e propria anomalia tutta Italiana se confrontata con gli altri paesi industrializzati della UE, dove la Grande Industria occupa mediamente il 25/30% e allo stesso tempo responsabile della maggior parte dei ricavi prodotta dall’intero comparto industriale manifatturiero: media tra la Grande Industria di DE-FR SP-UK e L’Italia 60,25% contro il 38,8% (fonte EUROSTAT 2003).

Dunque Ricerca&Innovazione risulta essere la parola d’ordine per rimanere attuali sui mercati che si deve tradurre con lo sviluppo di nuovi prodotti -unico mezzo per raggiungere i tanto sospirati benefici economici- posti in sinergia, inevitabilmente, con la capacità di saperli inserire soprattutto nei mercati internazionali. E fin quì ci siamo…

Innovazione sottende a qualcosa di nuovo e cioè che non esisteva prima, quindi con potenzialità di mercato che si possono verificare empiricamente solo ed esclusivamente con un confronto diretto con i consumatori. Andiamo avanti…

Considerazioni generalizzate:
-fare R&S costa un mucchio di soldi
-capire le potenzialità di mercato per una innovazione richiede analisi e indagini di mercato che a sua volta costano un mucchio di soldi
-il brevetto non è un vezzo industriale bensì un indispensabile strumento di marketing, e anche questo costa un mucchio di soldi
-l’innovazione, in questo caso di prodotto, è legata alla sua competitività che implica investimenti su nuovi processi produttivi che, anche questi, costano un mucchio di soldi
– ottenuto un nuovo prodotto competitivo arriva il momento di immetterlo sul mercato e anche per queste azioni ci vogliono un mucchio di soldi.
Mi viene da dire: A CHI TOCCA IL PRIMO PASSO?

Paradossi e paradigmi nel sistema economico Italiano:

Politica
I trattati della UE limitano gli aiuti di stato alle imprese e sappiamo tutti che l’italia si colloca agli ultimi posti negli investimenti in R&D tra i paesi più industrializzati del mondo.

Industria
La fortissima presenza di micro e piccola impresa nel comparto industriale Italiano, come ho detto in precedenza operativa in prevalenza nel settore terziario e cioè con ricavi e utili risicati e una scarsa cultura commerciale, compromette seriamente la competitività dell’intero sistema economico Nazionale lasciando questo delicato e difficile onere a una ristretta nicchia di industrie manifatturiere (0,6% dell’intero comparto).

Finanza
Sia il sistema bancario nonché gli investitori del capitale di rischio -che in Italia alla fine sono sempre gli stessi soggetti-, nonostante i forti cambiamenti dimostrati negli ultimi anni sulle politiche del credito si trovano ad operare in un sistema industriale dove il nanismo delle nostre imprese non offre sufficienti parametri di garanzia per il credito, fatto questo che compromette e indebolisce un naturale sviluppo economico del Paese.

Riflessioni:
I nostri competitors fanno tre passi e noi ne facciamo uno (il PIL Italiano in 10anni ha perso nei confronti dei nostri partner Europei il 15% e il 30% con gli USA); non ci può essere giustizia sociale senza l’aumento della ricchezza interna; le problematiche eco-ambientali ci stanno indicando che ci dobbiamo reinventare un futuro economico sostenibile; le ultime elezioni politiche hanno messo in risalto il forte istinto alla conservazione manifestato dal Nord Italiano.
Essendo direttamente coinvolto nella ricerca industriale, argomento questo che dovrebbe assumere la priorità sulle priorità in considerazione alla posta in gioco, la domanda che vorrei sottoporre NON SOLO all’attenzione dei così detti poteri forti e cioè Politica-Industria-Finanza ma anche a tutti i blogger di questo forum è la seguente:

MA CHE STIAMO ASPETTANDO…??

18 05 2008
E.Munaretto

Ha ragione! L’Italia stagna nelle chiacchiere di parrucconi e intanto l’Europa e la Cina ci fanno mangiare la polvere!!!

Quei pochi cittadini che decidono di fre qualcosa si ritrovano di fronte ad altre persone che commentano con:”ma perchè fai tutta sta fatica, non serve a niente…”. Questo nel migliore dei casi, basti pensare al continuo ostruzionismo burocratico già citato più volte.

Io penso che una buona causa non vada disertata, questo forum è stata una grande idea, e secondo me potrebbe continuare ad esistere cercando di coinvolgere sempre più persone. Magari in vista di un evento futuro!

18 09 2012

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