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4 05 2008

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4 responses

8 05 2008
Ivano Urban

E’ ormai da qualche settimana che mi sono iscritto a questo forum, ben felice di averlo fatto, convinto di potermi confrontare con tecnici ed esperti impegnati nei settori della ricerca e dell’innovazione in generale. Già, anch’ìo da qualche anno a questa parte ho avuto la disgraziata idea di occuparmi di ricerca industriale con indirizzo innovazione di prodotto. Non appartengo al mondo accademico e la mia pragmatica per il fare unita alla mia esperienza tecnica hanno surclassato ormai da tempo quel poco di “educazione scolastica” rimastami. La mia ambizione sarebbe quella di fare il designer ma brevettando i miei progetto credo di essere conosciuto più come inventore, cosa questa che da quello che ho percepito in giro non mi fa molto onore: sembra che le invenzioni che contano le possano fare solo certi eletti, non vado oltre…

Ho provato a commentare qualche post inserito nel forum, volutamente in modo piccantino e un pizzico provocatorio, e non ci sono state interazioni, fra l’altro qui, di interazione intendo, non ne ho proprio ancora viste… Ho ricevuto per e-mail il programma dei lavori e devo ammettere che ho travato una lista infinita di sessioni di lavoro, e un sacco di personaggi illustri con titoli e incarichi istituzionali che solo a sentirli ti fanno sentire un emerito sprovveduto –complimenti agli organizzatori-. Nonostante tutto ciò io avrei delle personali osservazioni da fare agli organizzatori di questo forum, e rispondo pubblicamente perché vorrei che arrivassero anche agli omni relatori invitati a parlare al forum nonché ai pochi blogger, per il momento, qui coinvolti.

Come ho già accennato nei miei precedenti interventi, parlare di ricerca e innovazione ritengo sia di fondamentale importanza per il nostro futuro economico e culturale dunque ben venga, a mio vedere, questo importante evento. Infatti, con l’avvento della globalizzazione la competitività economica di un paese si confronta ogni giorno di più con la capacità di fare innovazione con l’auspicio che poi, gioco forza, si trasformi in qualche modo in benefici economici, certo, il tutto espresso nel giusto rapporto ambientale e salutistico. Dunque la ricerca di innovazione, in tutti gli ambiti e settori, è da ritenersi più una costrizione che una passione per rimanere attuali e nei mercati Nazionali ma soprattutto Internazionali, questi ultimi fondamentali per aumentare la nostra ricchezza . Non viviamo in Paradiso, mi riferisco ovviamente a noi Italiani…, quindi se non ci diamo da fare per mantenere le posizione di benessere raggiunte saremo inevitabilmente destinati a regredire; fare un passo indietro non è facile per nessuno tantomeno per quelli che non arrivano a fine mese. Le nostre tasche, le mie comprese, ci spiegano in modo direi pragmatico che stiamo andando indietro come i gamberi. Il giochetto “calano i consumi aumento i prezzi” per mantenere il segno positivo sul PIL è ormai al capo linea. Ci dicono che le esportazioni aumentano ma la bilancia commerciale è sempre in passivo che equivale a diventare sempre più poveri… L’industria del turismo funziona, l’agroalimentare ha avuto negli ultimi anni un incremento esponenziale delle esportazioni (chissà da dove la tirano fuori tutta sta roba che prima non c’éra), il faschion Italiano è diventato ormai uno stile di vita copiato in tutto il mondo quasi a indicarci che camerieri, contadini e, senza offesa, checche rientri nelle prospettive professionali più probabili per i nostri figli anche se ritengo le categorie appena menzionate essere importanti ma non certo prevalenti. Gli industriali, del manifatturiero, con le delocalizzazioni stanno facendo i propri interessi e non certo quelli della collettività, questione questa che sta mettendo in crisi il nostro sistema sociale, dunque, è proprio in questo specifico settore che la ricerca e l’innovazione dovrebbe trovare i propri indirizzi e punti di riferimento per orizzontare buona parte dei propri obiettivi.

La critica che vorrei rivolgere a questo forum sta nel fatto che leggendo gli ormai numerosi post inseriti non si ha nessuna percezione della crisi economica che stiamo vivendo anzi sembra proprio che ricerca e innovazione, ricercatori e industriali stiano vivendo un momento particolarmente florido. L’evento promozionato in questo forum sembra più un incontro festoso tra ambiziosi accademici che vogliono mettere in evidenza i propri titoli, circondati da un manipolo di burocrati che ricoprono incarichi istituzionali più o meno importanti, in cui nel gruppetto di industriali chiamati a fare da cornice debbano le loro fortune ad avveniristiche invenzioni frutto di chissà quale risultato di ricerca. Invece, dando un po’ un’occhiata alla proprietà industriale e ai bilanci di qualcuno di questi industrialotti ho scoperto che, eccetto il soggetto che ha inventato le scarpe con i buchi sulle suole, le Aziende menzionate come casi di best pratice riportano bilanci economici con alti indebitamenti e una proprietà industriale che non può essere considerata certamente indice significativo dei propri ricavi come accade per Mr Geox, bensì prodotto da un forte know how annoverato da maestraze e tecnici delle rispettive organizzazioni. Fatto questo comunque importante e di alto prestigio per la nostra industria ma che ha poco a che fare, per ricavi e brevetti, con l’innovazione implementata dal dott. Polegato e la sua geox. I tempi di Giulio Natta oltre a essere lontani sono anche finiti, e con questo non voglio dire che biotech, nanotech, IT, ICT e quant’altro si riferisca alla ricerca di base o che segue le tendenze della modernità non ricopre un ruolo di importanza nel settore industriale, anzi, direi proprio che è fondamentale. Come la state esponendo voi nel forum, però, non fa ricordare nemmeno lontanamente l’importanza che ha in una economia di mercato il settore manifatturiero soprattutto quello Italiano che ancora oggi rappresenta la spina dorsale della nostra economia.

Penso che probabilmente l’efficacia del messaggio che il forum vuole trasmettere al pubblico e agli addetti ai lavori sia maggiormente efficace se voi metteste in evidenza i nostri molti punti di debolezza del nostro sistema economico, nessuno escluso, invece che di esaltare i pochi punti di forza come state facendo attualmente. Continuare a raccontarci che siamo bravi e che ce la possiamo fare di fronte all’attuale crisi economica in atto e quella che si sta prospetta davanti a noi, è da incoscienti per non usare altri termini. Sono gli struzzi che nascondendo la testa pensando di essere al sicuro; sono gli asini che si accorgono di essere arrivati a fine corsa quando sentono il tonfo.

Se voi metteste in evidenza il fatto che non c’è una Università Italiana tra le prime cento al mondo e che la cultura dei nostri studenti è solo al trentaduesimo posto, che il rapporto in Italia tra ricerca e risultati ottenuti è nettamente inferiore agli altri paesi industrializzati, che siamo agli ultimi posti per deposito di brevetti in rapporto con i nostri partner Europei. Mettere in risalto questi fatti probabilmente procurerebbe negli ambienti della ricerca Italiana un sussulto di imbarazzo e di disagio che potrebbe avere un effetto del tutto salutistico. Mettere in evidenza che la struttura del nostro comparto industriale manifatturiero, composto per 99,4% da Micro e Piccola, è completamente inadatto ad affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione probabilmente qualcuno prenderebbe coscienza della necessità di migliorare le attuali strategie industriali. Mettere in evidenza il rating bancario attualmente applicato ai progetti industriali innovativi (R8-massimo rischio) probabilmente qualcuno comincerebbe a pensare a come fare per allargare i parametri per il credito per ricerca e innovazione.

Gentili Organizzatori, queste sono le domande che a mio vedere sarebbe necessario dare delle risposte concrete affinché la macchina economica ritorni a mettersi in moto, di chiacchere sono certo che ne avete piene le scatole anche voi. Se dovesse servire qualche vaffanculo a 360° per raggiungere efficacemente questi obbiettivi non abbiate paura a farlo, sembra che il vaffancula in questo periodo sia molto TREND! 

10 05 2008
paologiacon

Caro dottore,
la ringrazio per le osservazioni ed i suggerimenti contenuti nel suo lungo ed esauriente commento. Desidero riprendere innanzitutto la sua prima osservazione relativa alla percezione della crisi economica e alle difficoltà del mondo dell’economia e della produzione industriale ed in particolare all’impressione di iper-ottimismo che ha ricavato dai nostri post. A dire la verità per parlare e confrontarsi sulla crisi economica è sufficiente aprire le pagine dei quotidiani, parlare con la gente e gli operatori specializzati. Non serve pertanto un blog, nè tantomeno un forum per sperimentarla, comprenderla e renderla protagonista. Non ci stiamo dunque a condire il Forum di lacrime e previsioni da moderne cassandre. Preferiamo cercare le esperienze positive, indicare nuovi orizzonti, strade diverse. Questo non significa essere privi della conspevolezza delle difficoltà, dei problemi e dei limiti del sistema economico e della congiuntura che stiamo vivendo. Ma vogliamo dialogare con chi ha superato questi problemi. Il Forum dunque non nasce da incoscienza o superficilità nella lettura della situazione , ma proprio dalla piena consapevolezza delle difficoltà. Dando un messaggio di speranza, di ottimismo: senza mettere la testa sotto la sabbia, anzi, con la speranza di spingersi avanti e spalancare nuovi orizzonti.
Mi permetta inoltre di giudicare alquanto affrettato e superficiale il tono con cui parla di “ambiziosi accademici”, “manipolo di burocrati” ed “industrialotti” a proposito dei relatori che sono stati invitati. Vogliamo dare loro la possibilità di cimentarsi nelle relazioni e nei loro interventi in pubblico?
Colgo poi dal suo intervento una nota negativa per quanto riguarda l’alto indebitamento di alcune aziende. Le ricordo che la posizione finanziaria, la solidità e le prospettive di un progetto industriale non si misurano calcolando semplicemente le passività… Sono ben altri gli indici che solitamente vengono utilizzati…
Che i ricavi provengano da maestranze e know dei collaboratori non è poi motivo di scandalo. Chi l’ha detto che per forza siano gli imprenditori a dover essere la fonte dell’innovazione tecnologica? Chi l’ha detto che devono essoro loro i “padri” della proprietà intellettuale? In molti casi gli imprenditori sono ottimi organizzatori, sistemisti, leader in grado di stimolare, organizzare e motivare il lavoro di maestranze qualificate… Forse questa categoria imprenditoriale vale meno dell’imprenditore innovatore? Non credo proprio…
Un’ultima considerazione riguarda poi vaghi riferimenti grilleschi con il quale chiude il suo post. Le comunico che certi toni non fanno parte dello stile del Forum. Siamo aperti al confronto (anzi ne siamo promotori), al dialogo, alla simpatia grazie a buone idee e dati scientifici. Valgono molto di piu’ rispetto ad inefficaci insulti grilleschi.Grazie

Paolo Giacon

12 05 2008
Ivano Urban

La ringrazio innanzitutto per avermi risposto. Adesso so che dall’altra parte c’è qualcuno… La ringrazio anche per il “Caro dottore” di cui mi premuro farle sapere che non sono dottore, anzi, a dire il vero non ho manco un diploma.

Mi fa piacere, inoltre, che lei abbia colto le mie provocazioni risultate essere alquanto efficaci se non altro per accendere un confronto su un tema così importante qual è l’innovazione, logicamente intesa con una proiezione a 360°.

Se lei avesse dato un’occhiata all’attività imprenditoriale da me promossa ne avrebbe dedotto sicuramente che anch’io, forse più di lei, sono un convinto positivista quindi in linea con la filosofia del forum in questione. Il metodo scientifico si basa su di un concetto ingenuo ricavato dal “giusto” equilibrio tra osservazioni induttive e deduttive dove l’abduzione si rilega a meri fatti probabilistici e dunque riconducibili più a descrizioni statistiche che all’empirismo dei fatti di cui credo sia nostra volontà affrontare.

Mi preme sottolineare che l’economia di mercato ha vinto globalmente sulle altre filosofie sociali e, anche se per alcuni può sembrare un modo cinico di affrontare la questione, se siamo qui a parlare di ricerca e innovazione è proprio perché abbiamo preso coscienza dell’importanza economica che ricoprono i risultati che ne conseguono e valutabili nella sostanza in termini di benefici economici prodotti. Le mie provocazioni non volevano certo creare nessun tipo polemica e tanto meno entrare in qualche sorta di competizione con l’importante Istituzione organizzatrice di tale evento ma bensì immettere nelle discussioni nuovi spunti di riflessione, sfruttando l’opportunità concessami da questo forum, affinché ci potesse essere un confronto più allargato e sicuramente maggiormente fecondo sugli importanti argomenti qui trattati.

Ricerca e innovazione sottendono a qualcosa di nuovo che può essere assoggettato antropologicamente a sinonimo di disagio e anche, per certi versi, di paura. La paura è sicuramente un sintomo di saggezza ma anche, paradossalmente, di ignoranza. La paura si può sconfiggere solo con l’implementazione di nuove conoscenze e a chi meglio dell’Istituzione Universitaria spetta questo compito. Le informazioni sullo stato socio- culturale ed economico del nostro paese sono alla portata di tutti, me compreso, e i dati negativi espressi sono empirici e le tendenze negative sono confermate dalle autorevoli previsioni future. Mi chiedo, su quali basi si fonda tutto il vostro positivismo? Le ricordo che la “speranza” da lei menzionata nel suo intervento non ha nulla a che fare con il metodo scientifico tanto pavoneggiato. Ha parlato anche di buone idee: chi è preposto a distinguere una buona idea da una cattiva, e con l’applicazione di quale metodo si raggiunge questa conclusione? Ci faccia sapere perché sarebbe molto propedeutico avere informazioni precise in tal senso! I dati empirici ci confermano che il nostro sistema economico è debole, mediocre e rasenta appena la sufficienza quindi aver definito la classe dirigente “ambiziosi accademici”, “manipolo di burocrati” e “industrialotti” non è frutto di mie personali emozioni o dal desiderio di offendere nessuno, ma quale risultato empirico della realtà che non può essere omessa dal confronto.

È mia opinione che l’impostazione positivistica e ottimistica volutamente data all’evento in questione, oltre ad essere ingiustificata, produca delle illusione che inevitabilmente saranno destinate a sbriciolarsi quando si scontreranno con le attuali regole di sistema puntualmente applicate, mi riferisco alla rigida razionalità del settore finanziario. Ben vengano tutti i segnali che riconducono al positivismo e all’ottimismo purchè espressi in un contesto di onestà intellettuale.

L’Istituto Universitario ricopre un ruolo di primaria importanza in questo contesto affinché si trovino soluzioni efficaci ai nostri problemi socio-culturali. Abbandonate le logiche individualistiche, scendete dall’olimpo della sapienza e cercate di affrontare la realtà con quanta più umiltà possibile e spingetevi a guardare in altre direzioni e con angolazioni diverse dalle attuali. Fate si che il positivismo e l’ottimismo sia una sensazione consequenziale e non una imposizione dettata dalle vostre esigenze dignitarie… Sforzatevi di “guardare oltre il giardino” anche se questo può vi può costare uno sfavorevole scontro con i poteri forti. Riappropriatevi del vostro ruolo socio-politico e indicateci le vie e gli indirizzi da seguire.

La speranza appartiene alla metafisica e agli uomini di buona volontà, dunque, ritengo estremamente utile che cominciate a valutare con senso critico il prodotto del vostro lavoro!

16 05 2008
E.Munaretto

Scusate se mi intrometto nella discussione. Non credo che un post in più vi dispiaccia…

Da una parte è vero che l’eccessivo ottimismo è destinato a prendere duri colpi da una realtà decadente e grottesca come quella italiana (senza parlare di altre nazioni in cui l’attuale sfarzo dei giochi di potere a colpi di bandierine è semplicemente nauseante), ma è anche vero che il pessimismo e la disillusione sono armi a doppio taglio, e possono arrecare gravi danni anche a chi le porta seco. Credo che l’equilibrio delle vostre due opinioni sia la chiave per risolvere il problema: avete discusso, e ora? Avete una vaga idea per risolvere i problemi che affliggono il Paese? E se anche ce l’aveste, qualcuno con un briciolo di potere sarebbe disposto a rischiare la sua poltrona e mettersi contro gli altri per il bene della gente?… Le implicazioni filosofiche si sprecano.

L’unica cosa che possiamo fare è cercare di sviluppare un piano nel breve dettaglio. Pubblicizzare l’evento, innanzitutto.
Spero, comunque, che questo spazio web non sia chiuso una volta terminato l’evento. Sarebbe utile, a mio avviso, continuare l’opera di pubblicizzazione dell’iniziativa via web, modo sempre più efficente. Magari in previsione di qualcosaltro in futuro! Cordiali saluti.

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