Costi, margini e disponibilità: ecco tutti i retroscena dell’avvento dell’iPhone 3G

18 06 2008


Sul sito italiano della Apple campeggia un messaggio che informa come l’iPhone 3G arriverà l’11 luglio. La data è quella annunciata da Steve Jobs e vale per i 22 Paesi in cui l’oggetto del desiderio (oltre al nuovo software e relative nuove applicazioni) sarà reso disponibile al pubblico. Di più la casa della Mela non dice e anche i portavoce della società in Italia rimangono abbastanza abbottonati sulle modalità di vendita al dettaglio del nuovo melafonino, limitandosi a confermare che la distribuzione sarà tramite operatori e che è già possibile “prenotare” il prodotto in alcuni loro punti vendita e on line.Via alle prenotazioni in Italia. Ma poche le certezze per gli utenti
In realtà, la possibilità di mettere da subito le mani sullo smartphone della Mela si annuncia tutt’altro che certa e, lo dicono gli stessi utenti, soprattutto per chi ha in questo momento all’attivo un contratto di tipo business con il proprio gestore mobile. Prendiamo l’annuncio di Vodafone, che ha già allestito un sito dedicato per informare i suoi clienti: la compagnia telefonica ha fissato i prezzi di vendita on line dell’iPhone – 499 e 569 euro per le versioni da 8 e 16 GByte di memoria interna rispettivamente – per chi opterà per una scheda ricaricabile (il telefono si compra cioè privo di vincoli contrattuali e di Sim Lock ma si deve “attivare” con un numero dell’operatore) mentre per la clientela aziendale (con Partita Iva) il dettaglio dei piani tariffari verrà comunicato più avanti. Il claim di Vodafone conferma che per la clientela business l’abbinamento a piani tariffari in abbonamento (iPhone Vodafone Facile) porterà ad una sensibile riduzione del costo del dispositivo e includerà un’ampia offerta relativa al traffico dati. Ma gli utenti (business) si chiedono: chi ha già in essere un contratto per il traffico dati come verrà incentivato a comprare l’iPhone sottoscrivendo il piano di 24 mesi ad esso associato? E il terminale sarà effettivamente disponibile dall’11 luglio o la priorità di consegna (in termini di disponibilità a scaffale) verrà data a chi è pronto a sborsare 500 e passa euro per portarselo a casa e utilizzarlo con una carta ricaricabile? Dubbi più che leciti a cui non risponde neppure l’altro operatore che ha scommesso sulla nuova creatura di Apple. Telecom Italia Mobile ha confermato infatti che commercializzerà l’iPhone 3G per i clienti prepagati e quelli in abbonamento in base alle esigenze di utilizzo dei clienti e come Vodafone ha creato un sito al momento ancora non attivo) da cui prenotare il terminale direttamente via Web. Da dopodomani scatterà la campagna di promozione anche dei negozi Tim autorizzati (a cui oggi è fatto divieto di utilizzare del marchio Apple e delle immagini del telefono) ma intanto c’è già chi si è mosso senza badare a spese (UniEuro, con una massiccia compagna pubblicitaria sui principali quotidiani nazionali) per propagandarne la prenotazione presso i propri punti vendita e (a breve) direttamente sul proprio sito. Di prezzi, in questo caso, però non si parla e agli utenti rimane la scelta di fidarsi della promessa di effettiva pronta consegna del telefono. L’11 di luglio.

Si ripeterà il fenomeno “unlocked”? La scommessa di T-Mobile
A tre settimane dal debutto del nuovo iPhone in Italia, sui blog e sui siti specializzati in materia (fra questi il sito http://www.iphone.it/index.html) uno dei temi più trattati rimane quello del prezzo. Che non è alla portata di tutti ma allineato a quello degli smartphone di fascia alta delle varie Nokia, Samsung e via dicendo. Chi, fra gli appassionati italiani dei prodotti della Mela, aveva ipotizzato una vacanza negli Stati Uniti per mettere le mani sul melafonino spendendo 199 o 299 dollari deve ricredersi: il nuovo cellulare verrà venduto negli Stati Uniti, anche nei negozi Apple, solo a fronte della sottoscrizione di un contratto di 24 mesi con At&t e questo blinda (almeno inizialmente) i tentativi di chi, come successo con il vecchio modello, si era comprato l’iPhone in un Apple Store ed era tornato in Italia per effettuare lo sblocco necessario all’utilizzo del terminale sulle reti degli operatori locali. Gli esperti in materia assicurano che presto saranno disponibili sistemi di sblocco anche per l’iPhone 3G ma questo non risolve il problema a monte. O meglio: trovare l’iPhone già sbloccato e con il software in lingua italiana è possibile (sul sito http://www.phoneandphone.it/ per esempio) ma per averlo bisogna spendere 499 o 649 euro.
Ieri, intanto, è arrivata la notizia ufficiale dei listini che applicherà in Germania T-Mobile. La divisione cellulari di Deutsche Telekom venderà il nuovo iPhone a partire da un solo euro per la versione da 8 Gigabyte e a 19,95 euro per quella con doppia capacità di memoria. Il tutto sottoscrivendo un contratto mensile per due anni da 69 euro per usufruire di un determinato pacchetto di servizi di traffico voce e dati. Perchè questa scommessa al ribasso da parte del primo operatore mobile tedesco? Perché come nel caso di At&t (e di Tim, Vodafone e di altri carrier) Apple ha fatto cadere la clausola del “revenue sharing” legata all’esclusiva di vendita e così il guadagno generato da telefonate e connessioni a Internet è tutto dell’operatore. Ma i bassi prezzi del terminale eviteranno la corsa forsennata degli iPhone “unlocked” (per sganciarsi da subito dal vincolo contrattuale del gestore mobile) che si è verificata con il primo modello, con oltre un milione di melafonini venduti pronti per ospitar qualsiasi Sim card telefonica?
Quanto ci guadagna Apple? Tanto…
Con il nuovo iPhone, la casa di Cupertino guadagnerà di meno per ogni unità venduta, ma l’impatto sui profitti della società sarà minimo perchè il prezzo più basso scatnerà l’acquisto di massa del terminale. L’analisi compiuta dal Wall Street Journal, il giorno dopo l’annuncio di Steve Jobs, ha aperto la discussione sui margini del nuovo smartphone alla vigilia del suo lancio planetario con prezzi di listino (associati agli abbonamenti ai servizi dell’operatore) decisamente inferiori a quelli del primo modello. Il punto focale è noto: Apple ha rinunciato a chiedere agli operatori una percentuale sui ricavi delle chiamate e punta a raggiungere molti più clienti nei 70 Paesi (Giappone compreso) in cui il nuovo iPhone sarà venduti. In altre parole nelle casse della società californiana non entrano più le percentuali sugli abbonamenti mensili, gli operatori si accollano i costi dei sussidi che permettono di tenere bassi i prezzi del terminale (concentrando il propri ocore business sui contratti a lunga scadenza) e a beneficiare di tutto ciò saranno (pare) i consumatori finali. Ma rimangono sul piatto almeno due domande: quanto costa l’iPhone a Apple (componenti e produzione) e quanto lo pagheranno gli operatori. Le risposte non mancano. C’è chi, gli analisti della società di ricerca Sanford Bernstein, stima che i profitti di Apple non saranno inferiori a 250 dollari per telefono avvalorando la tesi secondo cui l’iPhone 3G potrebbe essere il prodotto più redditizio creato da Apple. E questo perché il costo di produzione (o meglio dei componenti) dovrebbe essere notevolmente inferiore al modello precedente. L’indiscrezione è arrivata nei giorni scorsi da Portelligent, un’azienda texana specializzata in questo tipo di ricerche, la cui analisi sui materiali che compongono il nuovo melafonino stando alle specifiche fornite da Apple ha portato a calcolare in circa 100 dollari la spesa che andrà a sostenere Apple per singolo apparecchio, contro i 170 necessari per l’assemblaggio di un iPhone di prima generazione. Il costo aggiuntivo del chip 3G, stando a questa analisi, verrebbe ampiamente assorbito dai minori esborsi per lo schermo e le memorie, che hanno prezzi di mercato molto inferiori a un anno fa. Altri 25 dollari sarebbero stati limati su altri materiali e in soldoni si può calcolare che Apple guadagni un buon 50% su ogni pezzo venduto, senza dimenticare che il modello da 16 GByte costa alla società appena 20 dollari in più rispetto a quello da 8 Gbyte mentre il rincaro per il consumatore finale è di ben 100 dollari.
Ai costi di produzione vanno naturalmente aggiunti quelli di ricerca e sviluppo, di marketing e di distribuzione, ma se come dice Yankee Group Research il sussidio pagato da At&t si aggirasse attorno ai 200 dollari ecco spiegato come per Steve Jobs sia reale l’ipotesi di enormi margini di profitto. Tanto più che a portare dollari nelle casse della società della Mela contribuiranno ora anche tutti i servizi che ruotano intorno all’iPhone 3G, dal nuovo MobileMe all’iTunes Music Store ed Apple Store. Ed ecco che il senso delle parole pronunciate da Jobs sul palco del Moscone Center di San Francisco lo scorso lunedi – “Twice the speed, half the price”, il doppio della velocità alla metà del prezzo – prende ancora più sostanza.

(Gianni Rusconi – www.ilsole24ore.com)

 

 

 

 


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16 07 2013
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