Ricerca scientifica, l’Asia ci crede ed investe piu’ di Europa e USA

1 09 2008

L’intervento di Silvio Garattini è pubblicato su Il Messaggero ed Il Gazzettino (1-sett-08)

Per la prima volta nella storia l’Asia sarà il continente a spendere più risorse economiche nella ricerca scientifica: più degli Usa, tradizionalmente all’avanguardia e molto di più dell’Europa. Per dare qualche esempio dell’impiego asiatico basterà ricordare che le università cinesi sono presenti fra le prime del mondo in una classifica in cui l’Italia non piazza nessuna delle sue università fra le prime cento.Prestigiosi ricercatori cinesi ed indiani stanno ritornando nei loro Paesi d’origine per contribuire allo sviluppo della ricerca. Anche nei Paesi arabi si sta sviluppando una maggiore attenzione alla ricerca scientifica. A Dubai è in atto la realizzazione di un grande centro per i tumori con la possibilità di estendere la ricerca anche ad altri settori della medicina. A Singapore si stanno reclutando cervelli da tutto il mondo ed anche alcuni autorevoli ricercatori italiani fanno parte di questa immigrazione. Nel corso di una visita all’istituto Mario Negri, una delegazione di ricercatori di Singapore ha reso noto che per realizzare una città della scienza mille giovani sono stati disseminati nei principali centri di eccellenza in Inghilterra e in America per ottenere un dottorato di ricerca. Di fronte a questo grande fermento asiatico che comincerà a dare i suoi frutti tra non molti anni, come è possibile che i reggitori delle sorti europee non si rendano conto che non si può continuare ad ignorare la ricerca, come se fosse un fiore da mettere all’occhiello in tempi di vacche grasse anziché uno strumento di propulsione culturale ed industriale indispensabile per il progresso? L’Europa si limita a fare grandi proclami. Il patto di Lisbona aveva suscitato grandi speranze stabilendo l’impegno di portare le spese della ricerca al 3 per cento entro il 2010. Il tempo è passato e semmai sono state ridotte le risorse. L’Europa spende per la ricerca comunitaria forse il 4 per cento delle risorse disponibili per la ricerca nei 27 Paesi membri. Il tanto decantato settimo programma quadro mette a disposizione ogni anno risorse che sono una piccola frazione di quanto spende il solo National Institute of Health di Bethesda. Si continua, frutto di pura follia ed egoismo nazionalistico, a spendere i soldi nei vari Paesi europei per ripetere esattamente lo stesso tipo di ricerca.

Si hanno così 27 programmi sui tumori, sulle malattie mentali o sulla patologia cardiovascolare che sono ripetitivi anziché concentrare una parte significativa delle risorse nazionali in programmi europei in cui integrare le metodologie e le competenze. In questo quadro l’Italia sta diventando sempre di più il fanalino di coda europeo; a seconda dei parametri utilizzati viene salvata qualche volta dal Portogallo o dalla Grecia, Paesi peraltro che stanno aumentando il loro impegno per la ricerca. Rispetto alle promesse di Lisbona siamo ancora ad un investimento dell’1 per cento del Prodotto interno lordo ed il 2010 è già dietro l’angolo! Di questo 1 per cento lo Stato spende circa lo 0,6 per cento, ma va praticamente così tutto a pagare i salari dei professori universitari e dei ricercatori dei vari enti pubblici di ricerca, mentre l’altro 0,4 per cento deriva dalla ricerca privata, una cifra assolutamente anomala ed insufficiente rispetto a quanto succede negli altri Paesi europei. Ciò è in parte dovuto al fatto che in Italia sia ridotta notevolmente la presenza della grande industria, ma anche alla mancanza di infrastrutture e di ricercatori (solo 2,7 per ogni mille lavoratori contro i 5,1 della media europea) che non incentiva certamente l’investimento in ricerca da parte di gruppi stranieri. Le prospettive sono disastrose considerando che i giovani migliori non sono più attratti dalla ricerca scientifica proprio per la mancanza di opportunità di carriera e la povertà di risorse economiche. Continuando così si accentuerà la tendenza dell’Italia a divenire solo un mercato e ad essere relegata a divenire un Paese sempre più vicino ai Paesi in via di sviluppo. Il nuovo governo non può ignorare il problema della ricerca, ma deve fare uno sforzo per creare una discontinuità con il passato su almeno tre fronti essenziali. Anzitutto bisogna realizzare un grande programma rivolto ai giovani che devono avere la possibilità di mettere i loro talenti al servizio della conoscenza che deve poi tradursi anche in opportunità di crescita industriale. Occorre dare su base meritocratica ai giovani l’opportunità di una formazione nei migliori centri di ricerca italiani tracciando fin dall’inizio per i più meritevoli una opportunità di carriera con salari dignitosi. In secondo luogo è necessario mettere a disposizione maggiori risorse in base ad una precisa programmazione che dia garanzie a chi vuole organizzare la ricerca. Con la miseria non si possono fare riforme; alla ricerca scientifica italiana serve l’equivalente del costo di un centinaio di chilometri di autostrada. Il governo non può continuare a dire che non abbiamo soldi o che non si immettono risorse in un sistema che non funziona perché riconosce i parenti degli amici anziché il merito. In Italia i luoghi di eccellenza sono facilmente identificabili e tutti sanno cosa bisogna fare per spendere bene le risorse disponibili: è solo questione di volontà. Per realizzare la discontinuità con il passato sono necessarie infine nuove forme organizzative. Il gruppo 2003, formato dai ricercatori italiani di tutte le discipline più citate nella letteratura scientifica internazionale, ha da tempo lanciato l’idea di creare un’agenzia italiana per la ricerca scientifica (Airs) con lo scopo di implementare un nuovo sistema per la gestione e l’assegnazione dei fondi per la ricerca, raggruppando le risorse che oggi vengono invece gestite clientelarmente dai vari ministeri. La nuova agenzia dovrebbe raccogliere le priorità identificate dai politici, ma dovrebbe poi agire in modo indipendente ed efficiente. Parole gettate al vento?

Silvio Garattini


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One response

23 04 2009
Forum Cavalli

complimenti per il vostro blog,sempre aggiornato e davvero interessante da leggere!

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